giovedì 13 agosto 2009

Bozza abbozzata

Caran d'Ache su carta per fotocopie.
13 agosto 2009

La bozza del prossimo quadro nella stanza di Claire.

Grazie all'artista e ai suoi Caran d'Ache.

lunedì 10 agosto 2009

Insulsi pensieri (in tristezza)

C’è tristezza nell’aria.
Quella tristezza un po’ puttana che aleggia nella stanza e in giardino e ovunque volgi lo sguardo.
Ha deciso di farmi visita, portando con sé un coltello.
Così quest’oggi non riesco a vedere i colori. E non c’è nemmeno il sole.
C’è una nave che salpa, però.
Si allontana da me e non tornerà a prendermi.
Ci sono pezzi della mia pelle là sopra, persi per sempre.
Brandelli di me in viaggio, su un oceano vasto come il cielo, si scorderanno di me.
Ma io non mi scorderò di loro.
Non sento quasi più le lacrime, quelle piccole gocce perfette che devastano cuori imperfetti.
Il respiro si muove a singhiozzi: manca l’aria qui, dove non c’è il mare, ma solo deserto e sabbia negli occhi.
Dire addio alla propria pelle non è semplice e nemmeno augurarle buon viaggio.
Difficile conoscere saggezza quando una lama ti si infila nella carne, impossibile ricordare cosa significa essere felici.

venerdì 7 agosto 2009

Zero

Dovrebbe passare da queste parti il mio amico Zero, lo scrittore con la pistola.
L'uomo che scrive di dita mozzate, con il vecchio ufficio affacciato su un cimitero.
Dove lavora adesso spero non si debba più suonare il campanello per poter usare l'ascensore...

lunedì 3 agosto 2009

Neanche un po'

La mia mamma dice che la vita è una questione di fortuna: c'è chi è fortunato e c'è chi non lo è, solitamente le persone migliori sono sfortunate e per questo sono le migliori: sanno cos'è il dolore.
Mi risponde sempre così la mamma quando le faccio delle domande a cui non sa rispondere.
Io me ne sono già accorta e allora lascio stare e fingo che le sue parole mi soddisfino, ma continuo a non capirci nulla e a non trovare risposte.
In ogni caso, mi sembra proprio che ci sia più sfortuna che fortuna in giro.
Ad esempio, non capisco perché proprio la signora Mitterani si è ammalata di un brutto male ed è morta a cinquantanove anni.
Era così gentile; ogni volta che mi incontrava per le scale mi dava una manciata di caramelle che tirava fuori dalla sua borsa beige. Era bruttissima quella borsa, ma era magica... C'erano sempre caramelle per me, come se non ci fossero altre cose in quella borsa, ma solo caramelle per me.
Non aveva nipoti, per questo mi adorava, lo diceva sempre a mamma.
Ed ora non c'è più e mi manca. Non la incontrerò più per le scale, capite, mai più.
Ed è triste e ingiusto. Era così buona la signora Mitterani del piano di sotto.
Oppure non capisco perché il papà del mio compagno Stefano abbia lasciato lui e la madre per mettersi con un'altra donna, brasiliana, con due figli. Ora lui vive con loro, "ha degli altri figli" mi ha detto una volta Stefano, "sono miei fratelli, ma io li odio".
E' cambiato molto da quando è successo e si vede che non è felice. A scuola va sempre benissimo, ma non viene più da me a giocare alla play o guardare la Juve. Non mi chiede più se voglio andare da lui a giocare a basket. Gli manca suo padre, l'unica cosa che vorrebbe non può averla.
E mia cugina Paola? Ha avuto un incidente mentre era in macchina con dei suoi amici e ha perso un braccio.
Lei è grande, fa il liceo, ha diciassette anni ed è bellissima.
Adesso ha una protesi di plastica, ma non vuole più uscire neanche con le amiche. Si vergogna, piange tutti i giorni chiusa in camera sua. Dice che non avrà mai più un ragazzo.
Per me è bella lo stesso.
Zia l'ha raccontato disperata a papà e ho visto che anche lui, quando ha abbassato, aveva gli occhi lucidi. E' andato dritto in bagno dopo e c'è rimasto un bel po'. Quando è uscito aveva il naso rosso e gli occhi gonfi.
Io non lo so se è davvero sfortuna o cosa sia, ma so di sicuro che non è giusto.
Non è giusto che la signora Mitterani se ne sia andata così presto, perchè era buona e gentile e sorridente. Era come avere una nonna in più. Mi voleva bene, aveva un gran cuore.
E non è giusto che Stefano non possa più avere suo papà tutti in giorni in casa, a pranzo e a cena e la domenica o a Natale. Io morirei senza papà e lui non ce l'ha più. Adesso ce l'hanno altri due bambini, che magari nemmeno lo vogliono. Non è giusto no.
E non è affatto giusto nemmeno che Paola debba avere un braccio finto, perchè il suo non si poteva salvare dopo l'incidente. Adesso lei si sente diversa e le persone la compatiscono e chissà se mai qualcuno riuscirà ancora ad amarla.
Non è giusto che, perdendo un braccio, ha perso la sua vita.
Raccontatemi quello che volete: fortuna, destino, Dio, eccetera eccetera.
Avrò solo nove anni, ma ci vedo bene: ingiustizia, ecco quello che vedo.
E' terribilmente ingiusto il dolore, la sofferenza è disonesta: colpiscono signore gentili e bambini ingenui, ragazze giovani e bellissime e fragili.
Io di certo non capisco ancora molte cose, sono troppo piccolo, ma una cosa la capisco: il dolore fa un male pazzesco e le lacrime non lo lavano via neanche un po'.