martedì 30 giugno 2009

giovedì 25 giugno 2009

Piccolo sfogo colorato

linee immaginarie di colori accesi, allegri, vivi, capaci di trascinarti nel vortice della felicità in un momento, colori di tramonti e di fiori e di cieli e di ciliege e di ricordi, semplice perdersi in quel vortice perpetuo che tutto separa e tutto unisce, facile galleggiare a mezz'aria e sentirsi sensati con tutto quel traffico dentro, estraniarsi dal mondo per un attimo, alienarsi da tutto per un breve istante, sognare un'alluvione di colori, ovunque, capace di cancellare ogni puntino di grigio in questo nostro tempo, sempre più vuoto e malaticcio, un'esplosione di colori per tutti, questo sarebbe grande, curativo anche e bello, pedagogico per chiunque aspiri alla comprensione profonda del proprio essere, per risorgere più puro e luminoso, più simile a sè stesso, più se stesso

Cestini affollati

In questo momento ciò che riesci a sentire è solo un gran freddo che ti stringe l'anima, la anestetizza, rendendola insensibile alla magia di vivere.
Sei assente, spento, altrove: non vuoi esserci, tantomeno partecipare.
Di logico non c'è nulla. C'è il passato, c'è tutta la vita lì in mezzo, c'è un vuoto che nemmeno tenti di riempire: non ci riusciresti.
C'è l'accettazione, la vecchia e sana accettazione. E c'è la pazienza, che da sempre ritengo essere una grandissima puttana, capace di farti sentire forte e saggio, quando in realtà, sei solo un codardo.
Ci sono gli errori, un sacco enorme, senza fondo. Tuoi, degli altri, di tutti, li trove ovunque, disseminati come croci lungo il sentiero accidentato della tua vita storta.
Ci sono macchie che spariscono ma corrodono e strappi ricuciti da fili troppo logori.
Lacrime che muoiono su labbra serrate e schiaffi dati per non dover affrontare gli occhi dell'altro e quello sguardo che non vorresti mai vedere: racconta che è nato qulcosa, perchè è morto altro, non è colpa tua. E' successo e basta.
Ci sono lotte di potere, il possesso è il fine che giustica i mezzi. Ma in fondo, nel nostro piccolo, ne siamo tutti un po' schiavi.
Ci sono le bugie: grandi, piccole, a fin di bene, per salvare il salvabile, perchè mentire era l'unica cosa da fare. Figlie di code di paglia incandescenti, ma sempre pronunciate guardando qualcuno negli occhi.

Ma ci sono anche io e adesso so cosa deve sparire.

Fino a farmi male, ma sparirà.
Vorrei che il vento mi portasse con sè.
Vorrei che il vento mi cancellasse.
Lo senti, il vento?

mercoledì 24 giugno 2009

Musica dolce

Eccolo, lo sento, il mare agitato diviene tempesta.
Ad occhi chiusi lo sfido, con mani aperte lo accolgo.
Mi travolgerà, inghiottendomi come farebbe con una zattera
e inesorabile mi trascinerà sul fondo.
Il risveglio giunge nel momento dell'impatto,
i polsi gelati urlano una fine.
Un nuovo inizio non è possibile.
Scordate la vita, vivete altrove.
Un mondo illusorio di musica dolce.

Riscatto

Ti osserverò allontanarti, senza che tu, mi sia mai stato vicino.
Allora, solo allora, capirò che il vero amore è sognare di poter amare.
E tutto il resto è altro.
E allora, solo allora, capirò che io ho amato, come tu non saprai mai.

Luce sottile nel buio di mezzanotte

Rimango qui, seduta, mentre il mondo intorno continua a muoversi e non si cura di me, intimamente avvolta dalle coperte, perdendomi in flussi costanti di emozioni troppo nitide.
Ci devono essere dei nessi, delle costanti, delle congiunzioni che mi sfuggono, che per qualche misterioso motivo non possono essermi svelate.
Ed è lì che io impazzisco.
Perdo l'uso della ragione e vagheggio in astrazioni assurde ed insensate pur di raccontarmi qualche verità che non mi lasci in mezzo a quel vuoto che mi soffoca.
Un senso ci deve pur essere... E più lo penso, maggiormente mi spaventa accorgermi, che in realtà, davvero ho paura che non ci sia.
E allora, che ognuno trovi il suo.
Temo di aver perso il mio, non riesco nemmeno a ricordarlo.
Che sia questo, ricominciare da capo?

martedì 23 giugno 2009

Filo d'erba

Affronto
l'abisso
in cui io stessa
ho scelto
di perdermi.
Ricostruisco
le fondamenta
del mio essere
sognandomi più forte.

Scrigno perduto, forse solo smarrito

Conosco il modo di sopravvivere
sprofondando in letti
di rabbia tagliente.
Il segreto che custodisco
è il mio tesoro più bello:
non svelarlo
la vostra meschina tortura.

Follie...

Poche cose vanno come noi desidereremmo.
Penso ad accasioni mai avute, perchè mai concesse.
Torno indietro nel tempo.
Viaggio atemporale illusorio e allucinogeno.
Allucinante.
La sofferenza è una conseguenza della frustrazione.
Anzichè sopportare il dolore, diminuiamo l'insoddisfazione.
Necessità vorace di calore.
C'è qualcuno che sappia...
regalarmelo?

Fiocchi danzanti

La neve continua a scendere,
inesorabile si adagia sul mondo
avvolgendolo di pacifico silenzio.
Mille piccoli cristalli
aleggiano danzando
la loro ultima discesa
al suono
di un'orchestra ovattata
che esegue con occhi bendati
sinfonie sussurrate.
Fermo il tempo sotto i fiocchi,
se ne sta lì,
in attesa
dell'ultimo accordo.
In eterno
assisterei alla danza
della neve
in controluce.
Incantesimo dolcissimo
della Dea natura
per noi miseri
uomini grigi.

Troppa vita

Infinita tristezza
a dipingere
le mie mani
incapaci di nulla.
Percorsi interrotti
a tracciarne i bordi.
Sento la melodia
della disfatta
avvicinarsi, gloriosa,
alla mia anima
perpetuamente satura.
L'eterna sconfitta
del non ricordare
chi ero
accompagna il ricordo
di essere stata.

La non possibilità

Riuscirò un giorno a farmi rapire dalla vita senza vedere alcun male e alcuna bruttezza in essa?
Chissà se mai tornerò a farmi rapire dalla velocità, dalla vastità, dall'imprevedibilità di tutto ciò che mi circonda.
Posseggo la meraviglia negli occhi, ma non il desiderio di meravigliarmi.
Probabilmente sono solo cresciuta, devo aver scoperto che è più facile cullarsi nell'idea di un destino avverso piuttosto di persevarare nella speranza di un'alba differente.
Riesco ogni volta ad uccidere tutto con la mera razionalità, che altro non è che uno scudo meschino contro il dolore.
Le reazioni alla sofferenza sono così tante e così diverse...
Io conosco la chiusura, sperando di bastarsi, ma quasi mai riuscendo a perdonarsi.
Ecco tutto: perdonarsi.

Eterei abissi blu

Sarebbe meglio non possedere le parole necessarie a descriverlo. Di gran lunga preferibile non saperlo definire quello che ci uccide dentro. Deve pur esserci il modo di estirparlo e così annientarlo.
Questo vuoto che si espande e tutto contamina...
Odio o amo la vita?

Visione rosea

Troppo tardi
giungerà l'illuminazione
e due cuori
ne risulteranno spezzati.

Neanche stavolta

Possibile l'impossibile?
No, certo, lo so.
Ma amo cullarmi sulle onde dei sogni e vivere con il pensiero ciò che la realtà non mi concede. Immagini nella mia mente ed emozioni che sarei in grado di provare se solo...
Mio signore, mi tieni in pugno senza desiderarlo.

Notte argentata

Aspettando parole che non giungono
a rischiarare i miei giorni,
sognando occhi
che non guardano nella mia direzione,
immaginando parole
che non dicono
ciò che vorrei sentire,
ti ho atteso invano.

Non sono io
quello che i tuoi giorni hanno in serbo per te.
E dolcemente sorrido
pensando
che la mia speranza
era forte e reale.
L'illusione
è una malattia,
ma la speranza
è delle anime pure.

Dormi amore mio
e non pensare
al mio cuore pesante.
Dormi
e tieni con te
ogni attimo
che il mio cuore
ha ceduto al tuo.

Resurrezione

Una piccola resurrezione
nei cieli del mio essere
lontani anni luce
dal grigiume soffocante
che ci attornia.
Sogno gabbiani
volare ad ali spiegate
verso il tuo mare.

Libero

Gesti rumorosi e urla silenziose,
piccole esplosioni di rabbia,
da sempre taciuta,
ad implorare il Dio del dolore
di scordarsi
per un attimo
di te.

Lacrime invisibili e labbra silenziose,
eterei corpi in estasi,
apparentemente danzanti,
ad ingannare la Dea paura,
che si scorda
per un attimo di te.

Volteggia leggero
nel cuore del mondo
e non farti catturare dalla sua voce suadente.

Quel caldo richiamo
impara a scordare,
conceddersi senza abbandonarsi
o sei perduto.

Riparti e ritorna,
ma senza promettere mai
che sarà l'ultima volta.
Sei libero
di scegliere.
Sei libero
e basta.

Fotografia

Sento il bisogno di scrivere e l’urgenza di riempire pagine bianche. Amo i fogli fitti di parole e
amo le parole, sento la necessità fisica di raccontarle.
Ho bisogno di provare a conoscermi, spiegare me stessa a me stessa. Seguo la fitta maglia di immagini che si susseguono e tratteggiano il mio mondo e me.
In totale solitudine, la sera, nella mia stanza, al pc o nel letto sul Moleskine, a volte nel silenzio più profondo, altre con una musica in sottofondo che mi culla e mi trasporta altrove, lontano, dove smetto di essere ciò che devo.
Scrivo per riempire un vuoto incolmabile, per ingannare ore insonni e affollate di pensieri, per placarli o quantomeno per permettere loro di esistere e liberarsi.
Scrivo per distrarmi da tutto ciò che dovrei affrontare ma non riesco, ma non voglio, ma non posso…
Per illudermi che anche io sono capace di passione e dedizione.
Mento a me stessa, scappo e non penso più, se non a ciò che la mia mente suggerisce alle mie dita, senza censure né elaborazioni, senza ricerca di perfezione.
Mi sfogo, butto sulla carta ciò che deve uscire, il dolore che non so esprimere, il dolore che non so affrontare, gli errori da cui vorrei fuggire e che maledirò finchè avrò fiato.
È un modo di rimettere ordine dove non esiste: nel mio piccolo mondo interiore, il mio segreto universo privato, intimo e opportunamente celato, per paura e per la confusione che regna sovrana.
Milioni di domande a cui non so dare una risposta, si rincorrono e si sovrappongono, deviano la rotta dei pensieri e cercano vie nuove in cui insinuarsi.
Traffico di pensieri, parole velocissime che passano rapide e poi scompaiono, riecheggiano nel vuoto e ritornano, rimbalzano, si incalzano, volteggiano in direzioni diverse distogliendomi dalla vita.
Scrivo per sputare fuori quel marcio che mi corrode, quel vecchio rancore acido che mi logora l’anima, per liberare quell’urlo soffocato da sempre per il timore che se non lo tengo conficcato in gola, possa, esplodendo, distruggere il mio piccolo mondo fintamente stabile.
Scrivo per tenere impegnata la mente che vaga senza meta negli anfratti dei ricordi più remoti, che immobili, ciclicamente tornano a conficcarsi nel cuore.
Voglio estraniarmi, crearmi un piccolo universo parallelo e voglio che sia irreale e bellissimo, e solo mio.
Ho bisogno di qualcosa per me e solo per me, uno spazio nel mondo frenetico e affollato di paradossi.
Gocce di parole, gocce di me regalate a poco a poco alla carta, oppure tutto il mio mondo interiore centellinato in poche righe, condensato in brevi racconti, essenziali.
Lotte futili quotidiane, quando al mondo c’è gente sfruttata, senza una dignità, senza acqua né cibo, senza un futuro di fronte, senza una strada spianata.
Voglio fermarmi e chiedermi il perché. Capire.
Il mio mondo sbagliato in un mondo che non potrebbe essere peggiore.
La mia immaginazione vaga e crea, sogna, cercando di dimenticare che fuori c’è un cielo che urla, che piange lacrime assordanti per chi le vuole sentire, che racconta di occhi smarriti e mani stanche, di desideri soffocati e di polvere sui volti arresi.
L’impotenza vince sul desiderio di riscatto, le pagine fitte narrano giorni impossibili, vittorie improbabili, notti mai esistite, stelle mai viste, desideri assopiti dalla necessità di ragionevolezza.
Scrivendo e poi rileggendo, però, niente viene dimenticato e tutto rimane ben visibile agli occhi e alla coscienza.
Ultimo appello disperato per quel coraggio che manca, che rimane nascosto tra le pieghe delle lenzuola, la notte, quando tutto è silenzio e i sogni possono volteggiare liberi sulle vite assopite.
Dolcissima è la notte, per scrivere e regalarsi al buio.
Dolcissima è la notte che culla i viaggi onirici di noi esseri erranti.
Dolcissima è l’idea che potrai condividere con me questa notte.Ti regalo le mie ore di inconcludenze notturne, trasformale in vita.

lunedì 8 giugno 2009

Follia

La nostalgia negli occhi
e un sogno impossibile sulle spalle.
Andava cercando farfalle eterne
dentro notti di follia vitale e bella.
Nessuno gli credeva,
ma sapeva che un giorno il sole
lo avrebbe abbracciato
e in lui si sarebbe sciolto,
dolcemente.
Dicevano che era pazzo
e pazzo era,
per colpa nostra
che mai abbiamo capito
che aveva ragione.
Non siamo stati capaci
di comprendere il suo destino
che lui, da solo,
aveva disegnato.
Nei suoi occhi
la meraviglia dei bambini,
nel suo cuore la passione
dei vent'anni,
nella sua mente
la paura ed il terrore,
di chi ha visto il mondo
cambiare
sotto le bombe.
Non siamo stati noi
a riaccompagnarlo a casa.
Si è perso mille volte
e mille volte è tornato,
le sue farfalle
non lo hanno mai abbandonato
diversamente da
noi.
Le sue mani sporche
chiedevano
acqua, non sapone.
Il suo sorriso triste
chiedeva
uno sguardo leggero,
non compassione.
Non volgete lo sguardo altrove,
qui c'è un uomo esploso nel sole,
solo come è solo
chi capisce la vita.
Solo come è solo
chi fa paura,
perchè ha capito tutto
ed ha capito
che noi
non siamo pronti
per farfalle eterne
e notti di follia.
Noi.
Tell Me Why

A day with no glory
A heart filled with fear
Still repeating his-story to make ourselves clear
A voice is unheard when it shouts from the hills
Your king in his castle never died on these fields
There's blood on you handsA smile on your face
A wicked intention when there's money to be made
A room with no windows and a heart that can't feel
Shame with no convictions and a view to a kill.

Tell me why? Why must we fight?
And why must we kill in the name of what we think is right?
No more! no war!
Cause how do you know?

The hate in your eyes
The lies on your tongue
A hand that kills the innocent
So quick to do wrong
Your belly is full while we fight for what remains
The rich getting richer while the poor become slaves
We kill our own brothers
The truth is never toldIf victory is freedom then the truth is untold
Surrender your soul just like everyone else
If love is my religion, don't speak for myself

How do you know?
I'm living this life
I'm given these lies
And how can i die for the name of what you think is right?
No more! oh lord!
How do we know?

P.O.D.
Des Visages, Des Figures

Des visages, des figures
Dévisagent, défigurent
Des figurants à effacerdes
faces A, des faces B

Appâts feutrés
Attrait des formes
Déforment, altèrent
Malentendu entre les tours
Et c'est le fou
Qui était pour

Premier abord
Homme à la mer
Hommage amer
Un chat viré
Par dessus bord

Désert, des grands airs
Doute entier, doute entier
Auquel peuvent s'ajouter
Des oiseaux mazoutés

J'ai douté des détails, jamais du don des nues
J'ai douté des détails, jamais du don des nues

Des corps, des esprits me reviennent
Des décors, des scènes, des arènes
Hantez, hantez, faites comme chez vous, restez

Si tout devient opaque
Ma reine, ma reine
J'ai bien aimé ta paire de claques
Et surtout ton dernier baiser

Des visages, des figures
Dévisagent, défigurent
Des figurants à effacerdes faces A, des faces B

J'ai douté des détails, jamais du don des nues
J'ai douté des détails, jamais du don des nues
du don des nues
du don des nues


Noir Desir

venerdì 5 giugno 2009

Non c'è

Ennesima notte insonne
trascorsa a cercare giustizia
su una terra arida e stanca.
Che posto è questo,
dove non c'è pace all'ombra di una quercia,
dove non c'è luce in un mattino di agosto,
dove non c'è un fiore
che possa essere colto?
Che posto è quello in cui fa paura
dire la verità
ed è giusto guardare altrove?
Che posto è questo,
in cui l'acqua è macchiata di sangue
e l'anima di indifferenza?
Che posto è quello in cui i bambini
non inventano giochi e non sognano
l'impossibile?
Vorrei colori schizzati sui muri di cemento
e palloni in strada a farsi rincorrere
da piedi inesperti e curiosi,
nuvole veloci che non oscurino il cielo
e stelle che non smettono mai di brillare.
Vorrei giochi di luce in ogni vicolo buio,
coperte per chi ha freddo,
carezze per chi è solo,
libri per chi non sa leggere.
Vorrei cani randagi per scelta,
una musica per chi sprofonda nel silenzio,
notti eterne per chi si ama,
occhi meravigliati sui visi dei bambini.
Vorrei donne che scelgono,
preti che facciano i preti,
un lavoro per chi ha fame,
una canzone per chi non sa ascoltare.
Vorrei che tutti
potessero avere
ciò a cui hanno diritto
in quanto esseri umani.

lunedì 1 giugno 2009

Paura

"E allora vivila questa esistenza. Lotta e scalcia, inisti e persisti.
La notte prima o poi passa e concede spazio al giorno luminoso e illuminato dal sole che tutto culla e cresce con amore e devozione.
Non perderti in un cielo senza stelle, il tappeto blu coperto di nuvole che ti sovrasta è solo un inganno. Uno sporco trucco per costringerti ad arrenderti e perderti laddove le speranze smettono di essere tali e si tramutano in arresa.
Non fare il loro gioco, non stare alle loro tacite regole implicite volte solo a dissanguarti della passione.
Sogna di un giorno eterno e giusto, in cui ognuno abbia il tempo di fare ciò che deve, ciò che è stato lasciato in sospeso per assenza di magia nell'aria.
Immagina che tutti possano porre rimedio ai loro sbagli, che tutti riescano a dire ciò che è sempre rimasto taciuto, in cui nessuno si perde per la via perchè sulla via incontra persone capaci di amore.
Credi sia possibile tutto questo se non inizi fin da ora a cambiare il tuo piccolo angolo di cielo?
No, non ho detto di mondo, il mondo non è di nessuno, ma di tutti.
Oh, ma il cielo no. Ciascuno di noi possiede un pezzetto di cielo, ma i più non se ne accorgono nemmeno."