"Arriverà?"
"Certo che arriverà..."
"Non arriverà mai, vero?"
"No, ma aspettarlo sarà bellissimo."
martedì 29 settembre 2009
Riflesso in te
"Non lasciarti cambiare dallo sporco del cielo."
Quel giorno c'era l'arcobaleno.
"Ma il cielo non è sporco, semmai è grigio. Non tutto ciò che è grigio è necessariamente sporco."
Avevo nove anni: mio padre mi parlava così, io rispondevo così.
"Lo sporco del cielo non si vede, per questo è pericoloso. Quello che non riusciamo a vedere non significa che non esiste. Ricordalo sempre, non fermarti mai alla prima impressione nelle cose, in quelle belle e in quelle brutte."
"Io vedo l'arcobaleno, adesso."
"Così io posso vederlo nei tuoi occhi."
"Ma papà, ce l'hai davanti!"
"Preferisco vederlo riflesso in te."
Avevo nove anni e non sapevo che mio padre stava morendo.
Quel giorno c'era l'arcobaleno.
"Ma il cielo non è sporco, semmai è grigio. Non tutto ciò che è grigio è necessariamente sporco."
Avevo nove anni: mio padre mi parlava così, io rispondevo così.
"Lo sporco del cielo non si vede, per questo è pericoloso. Quello che non riusciamo a vedere non significa che non esiste. Ricordalo sempre, non fermarti mai alla prima impressione nelle cose, in quelle belle e in quelle brutte."
"Io vedo l'arcobaleno, adesso."
"Così io posso vederlo nei tuoi occhi."
"Ma papà, ce l'hai davanti!"
"Preferisco vederlo riflesso in te."
Avevo nove anni e non sapevo che mio padre stava morendo.
lunedì 28 settembre 2009
Sorrisi strappati
Se ne stava al bancone con la disfatta tra le mani tremanti.
Non era un buon momento quello, si capiva al primo sguardo.
La cicatrice sul mento brillava alla luce dell'isegna che lampeggiava annoiata, l'espressione accigliata, le rughe sulla fronte a dire che lì c'erano pensieri importanti, meglio non disturbare.
I capelli ingrigiti, un po' arruffati, sembravano partecipare al suo dolore.
Mi sono avvicinato a lui, al mio Maestro, mi sono seduto vicino a lui ed ho ordinato una birra.
Non ho parlato. Ho aspettato.
"Me ne devo andare. Non posso più fare il clown. Ettore mi ha detto che non posso più rimanere, sono troppo vecchio. Non faccio più ridere, adesso ci sei tu e l'altro mezzo acrobata.
Ma io non so che cos'altro fare, io sono un clown, posso solo fare il clown. E adesso devo lasciare la carovana, dopo ventanni, capisci? Sai cosa sono ventanni? Sono una vita, passate in roulottes e a montare impalcature e tendoni, a preparare gli spettacoli, i numeri, le serate.
Giornate a provare e riprovare, cambiare, tentare, fallire, ricominciare.
Non ho un posto dove andare, non ho una famiglia, una moglie, un cane.
Non ho mai pensato sai che potesse finire? Me ne rendo conto adesso, che è successo ed io non l'avevo mai immaginato questo momento. Credevo che sarei morto chissà dove con tutti voi. Che invece adesso ve ne andrete, senza di me, perchè sono vecchio e non importa nient'altro. Non è importante che la mia vita è far ridere le persone, i bambini, chiunque abbia voglia di farlo, e non importa nemmeno che non so pensare ad altro, alla mia vita senza quattro ruote sotto al culo e una parrucca in testa.
Non ho senso senza le mie scarpe e il mio costume, non esisto, non ho spessore, non so nemmeno chi sono quando non sono travestito.
Ho gli occhi tristi sai? Come anche tu. Tutti i clown hanno gli occhi tristi.
E' un controsenso certo, ma è così. Ma quando ti trucchi il viso e indossi il naso finto te lo dimentichi, ti trasformi, risale in superficie quel brillio degli occhi vispi e allegri di un gran mattacchione.
E' una vocazione, una devozione all'allegria e alle risate, alla leggerezza e la spensieratezza.
Ma non importa a nessuno della mia anima e di cosa c'è nel mio cuore, il cuore di un clown.
Solo perchè viviamo di scemenze e assurdità significa che non abbiamo un cuore, dei sentimenti, che non conosciamo l'amore?
Io lo conosco, lo conosco bene: l'amore per il mio lavoro.
Quello per le donne l'ho conosciuto più volte, ma poi è sempre finito.
Quello per il circo, no, mai. Quello è cresciuto piano piano, giorno dopo giorno, paese dopo paese, di città in città, tra cieli grigi e cieli sereni. Fino a riempire ogni angolo del mio corpo e della mia mente.
Non fermarsi mai, conoscere gente ma non abituarsi mai a nessuno, vedere posti bellissimi, parlare con mille persone diverse.
La mia vita è sempre stata un viaggio, ma non ero mai solo.
Eravamo una grande famiglia.
Ogni tanto qualcuno se ne andava o decideva di fermarsi.
Ho detto molti addi, anche dolorosi, ma non mi sono mai fermato io.
E adesso mi ci fanno fermare per forza, loro.
Ragazzo sei giovane, goditi il tuo tempo che è ancora tutto da vivere, dona te stesso mentre sei in scena, dimentica gli occhi tristi e illumina la giornata di qualcuno.
Il mio tempo è passato. Ti ho insegnato tutto quello che sapevo, il resto sta a te.
Ora va, torno tra poco a prendere la mia roba."
Mi alzai senza dire nulla e tornai alla roulotte.
Lo lasciai solo a quel bancone, a guardarsi le mani tremanti cullare la sconfitta dell'ultima partenza.
Se ne andò in piena notte senza salutare nessuno, credo che sapesse che il dolore dell'addio l'avrebbe ucciso e scelse di evitarlo.
Se ne andò in silenzio, senza far ridere nessuno, verso una vita che non gli apparteneva.
Mi lasciò un biglietto infilato sotto la porta, diceva: "Adesso ho capito perchè i clown hanno sempre gli occhi tristi: anche se non vogliono ammetterlo, sanno che prima o poi questa vita meravigliosa finirà. Vivila giovane clown, anche per me che tanto l'ho amata."
Addio Maestro, oltre a mille sorrisi, mi hai strappato anche una lacrima.
Non era un buon momento quello, si capiva al primo sguardo.
La cicatrice sul mento brillava alla luce dell'isegna che lampeggiava annoiata, l'espressione accigliata, le rughe sulla fronte a dire che lì c'erano pensieri importanti, meglio non disturbare.
I capelli ingrigiti, un po' arruffati, sembravano partecipare al suo dolore.
Mi sono avvicinato a lui, al mio Maestro, mi sono seduto vicino a lui ed ho ordinato una birra.
Non ho parlato. Ho aspettato.
"Me ne devo andare. Non posso più fare il clown. Ettore mi ha detto che non posso più rimanere, sono troppo vecchio. Non faccio più ridere, adesso ci sei tu e l'altro mezzo acrobata.
Ma io non so che cos'altro fare, io sono un clown, posso solo fare il clown. E adesso devo lasciare la carovana, dopo ventanni, capisci? Sai cosa sono ventanni? Sono una vita, passate in roulottes e a montare impalcature e tendoni, a preparare gli spettacoli, i numeri, le serate.
Giornate a provare e riprovare, cambiare, tentare, fallire, ricominciare.
Non ho un posto dove andare, non ho una famiglia, una moglie, un cane.
Non ho mai pensato sai che potesse finire? Me ne rendo conto adesso, che è successo ed io non l'avevo mai immaginato questo momento. Credevo che sarei morto chissà dove con tutti voi. Che invece adesso ve ne andrete, senza di me, perchè sono vecchio e non importa nient'altro. Non è importante che la mia vita è far ridere le persone, i bambini, chiunque abbia voglia di farlo, e non importa nemmeno che non so pensare ad altro, alla mia vita senza quattro ruote sotto al culo e una parrucca in testa.
Non ho senso senza le mie scarpe e il mio costume, non esisto, non ho spessore, non so nemmeno chi sono quando non sono travestito.
Ho gli occhi tristi sai? Come anche tu. Tutti i clown hanno gli occhi tristi.
E' un controsenso certo, ma è così. Ma quando ti trucchi il viso e indossi il naso finto te lo dimentichi, ti trasformi, risale in superficie quel brillio degli occhi vispi e allegri di un gran mattacchione.
E' una vocazione, una devozione all'allegria e alle risate, alla leggerezza e la spensieratezza.
Ma non importa a nessuno della mia anima e di cosa c'è nel mio cuore, il cuore di un clown.
Solo perchè viviamo di scemenze e assurdità significa che non abbiamo un cuore, dei sentimenti, che non conosciamo l'amore?
Io lo conosco, lo conosco bene: l'amore per il mio lavoro.
Quello per le donne l'ho conosciuto più volte, ma poi è sempre finito.
Quello per il circo, no, mai. Quello è cresciuto piano piano, giorno dopo giorno, paese dopo paese, di città in città, tra cieli grigi e cieli sereni. Fino a riempire ogni angolo del mio corpo e della mia mente.
Non fermarsi mai, conoscere gente ma non abituarsi mai a nessuno, vedere posti bellissimi, parlare con mille persone diverse.
La mia vita è sempre stata un viaggio, ma non ero mai solo.
Eravamo una grande famiglia.
Ogni tanto qualcuno se ne andava o decideva di fermarsi.
Ho detto molti addi, anche dolorosi, ma non mi sono mai fermato io.
E adesso mi ci fanno fermare per forza, loro.
Ragazzo sei giovane, goditi il tuo tempo che è ancora tutto da vivere, dona te stesso mentre sei in scena, dimentica gli occhi tristi e illumina la giornata di qualcuno.
Il mio tempo è passato. Ti ho insegnato tutto quello che sapevo, il resto sta a te.
Ora va, torno tra poco a prendere la mia roba."
Mi alzai senza dire nulla e tornai alla roulotte.
Lo lasciai solo a quel bancone, a guardarsi le mani tremanti cullare la sconfitta dell'ultima partenza.
Se ne andò in piena notte senza salutare nessuno, credo che sapesse che il dolore dell'addio l'avrebbe ucciso e scelse di evitarlo.
Se ne andò in silenzio, senza far ridere nessuno, verso una vita che non gli apparteneva.
Mi lasciò un biglietto infilato sotto la porta, diceva: "Adesso ho capito perchè i clown hanno sempre gli occhi tristi: anche se non vogliono ammetterlo, sanno che prima o poi questa vita meravigliosa finirà. Vivila giovane clown, anche per me che tanto l'ho amata."
Addio Maestro, oltre a mille sorrisi, mi hai strappato anche una lacrima.
sabato 26 settembre 2009
Retorici non pensarci e un po' distruggersi
Non succede molte volte.
Prenderle al volo, quelle stupide occasioni.
Ma, se non si può? Cioè, se proprio non fosse possibile, perchè qualcuno o qulacosa ha deciso per noi e a noi non resta che osservare?
Stupide domande retoriche, a cosa servono poi?
Suggerire? Ma cosa suggerire a chi, suggerisciti sto...
Prepotentemente e impotentemente patetica e ridicola in voli di aquiloni colorati, forati nel mezzo però, o forse in un angolo, ma forati di sicuro.
Tanto parlo così, cosa sto a farci attenzione.
Ma si, che tanto domani passa e ci sarà sicuramente qualcos'altro a rischiare i tuoi cieli...e avanti con le banalissime immagini poetiche, che nonostante tutto la mia mente mi suggerisce e ricerca.
Che io abbia la poesia nell'anima? Che io sia poesia?
Altre domande retoriche a cui rispondo con un solenne: "Della poesia non te ne fai un cazzo."
E la vita la vivo, lo stesso.
Mi accontento, mi racconto palle, autosopravvivenza credo.
E tutto quello che non ho me lo immagino, immagino quanto sarebbe bello e lo amo più di chi lo possiede e nemmeno se ne accorge.
Un sorriso come arma: arma dei poveri dirà qualcuno, arma dei figli dei fiori e metti i fiori nei cannoni, qualcun altro.
Pensate come sto messa.
Che come tutte le armi è artificiale, insomma creata, studiata, progettata.
Ah le canne, ma è deprimente, cancellatelo.
E nemmeno le mie parole mi piacciono. Si vede che voglio vivere insoddisfatta, evidentemente mi piace.
Comunque domani mattina mi alzo e ricomincio da capo, ricordandomi come stavo stanotte ma ricordandomelo un po' meno.
E i due messaggi che ho scritto, li volevo scrivere davvero.
Domani me ne vergognerò, in questo momento è un po' di leggerezza, come una piuma nera di un corvo che non riposa.
Qualche sottile mente coglierà il dolore nascosto dietro tale immagine?
La pazzia sarebbe una buona risposta. Trovarla, trovare la pazzia, trovarla davvero, trovarla sul serio.
Chi desidera la follia se non un folle, chi sogna la fuga perpetua della mente dai giorni taglienti se non qualcuno che vede ogni cosa perfettamente...e se ci voleva il punto interrogativo, non posso più permettermi domande retoriche.
Immaginateli pensieri, certezze, qualcosa.
Ora è il momento della chiusura, ma lo lascerò solo immaginare.
Mi infilo nel letto, piango le mie ultime lacrime e dormo, otto ore circa.
Dai che domani andrà meglio.
Basterà non pensarci.
Prenderle al volo, quelle stupide occasioni.
Ma, se non si può? Cioè, se proprio non fosse possibile, perchè qualcuno o qulacosa ha deciso per noi e a noi non resta che osservare?
Stupide domande retoriche, a cosa servono poi?
Suggerire? Ma cosa suggerire a chi, suggerisciti sto...
Prepotentemente e impotentemente patetica e ridicola in voli di aquiloni colorati, forati nel mezzo però, o forse in un angolo, ma forati di sicuro.
Tanto parlo così, cosa sto a farci attenzione.
Ma si, che tanto domani passa e ci sarà sicuramente qualcos'altro a rischiare i tuoi cieli...e avanti con le banalissime immagini poetiche, che nonostante tutto la mia mente mi suggerisce e ricerca.
Che io abbia la poesia nell'anima? Che io sia poesia?
Altre domande retoriche a cui rispondo con un solenne: "Della poesia non te ne fai un cazzo."
E la vita la vivo, lo stesso.
Mi accontento, mi racconto palle, autosopravvivenza credo.
E tutto quello che non ho me lo immagino, immagino quanto sarebbe bello e lo amo più di chi lo possiede e nemmeno se ne accorge.
Un sorriso come arma: arma dei poveri dirà qualcuno, arma dei figli dei fiori e metti i fiori nei cannoni, qualcun altro.
Pensate come sto messa.
Che come tutte le armi è artificiale, insomma creata, studiata, progettata.
Ah le canne, ma è deprimente, cancellatelo.
E nemmeno le mie parole mi piacciono. Si vede che voglio vivere insoddisfatta, evidentemente mi piace.
Comunque domani mattina mi alzo e ricomincio da capo, ricordandomi come stavo stanotte ma ricordandomelo un po' meno.
E i due messaggi che ho scritto, li volevo scrivere davvero.
Domani me ne vergognerò, in questo momento è un po' di leggerezza, come una piuma nera di un corvo che non riposa.
Qualche sottile mente coglierà il dolore nascosto dietro tale immagine?
La pazzia sarebbe una buona risposta. Trovarla, trovare la pazzia, trovarla davvero, trovarla sul serio.
Chi desidera la follia se non un folle, chi sogna la fuga perpetua della mente dai giorni taglienti se non qualcuno che vede ogni cosa perfettamente...e se ci voleva il punto interrogativo, non posso più permettermi domande retoriche.
Immaginateli pensieri, certezze, qualcosa.
Ora è il momento della chiusura, ma lo lascerò solo immaginare.
Mi infilo nel letto, piango le mie ultime lacrime e dormo, otto ore circa.
Dai che domani andrà meglio.
Basterà non pensarci.
martedì 22 settembre 2009
Genesi alcolica
Forse una storia c'è.
Se sarà, dovrà essere al FLASH BAR.
Se sarà, sarà una cosa ben fatta.
Lo scrivo per essere costretta a ricordarmelo.
Un impegno preso: al FLASH BAR.
Donna debole, l'hai detto, ora lo fai.
Un sabato sera tra mille, anche divertente se vogliamo, ma con una strana venatura di malinconia e autunno.
Ancora quel sapore di fine, in fondo alla gola.
Non manca più il respiro, quello no, ma si intorpidisce la quiete di ore che tornano uguali a sè stesse. Non è permesso il leggero volo di sere che si assomigliano, tra strade un po' troppo strette per essere vive.
Fingere per orgoglio o per dovere non fa differenza: il caso richiede una maschera, la indosso con dignità.
Mi accorgo che devo fuggire per un po' e cerco una storia, penso a città lontane e rumorose e a chi di quel rumore è felice. Sarei felice anch'io?
Ecco come mi è venuto in mente il FLASH BAR.
C'è qualcuno che vuole essere raccontato e sento che non è venuto per caso, che ha qualcosa da dirmi.
Imparerò a conoscerlo.
Torno nel mondo reale e indosso nuovamente la maschera.
Donna vigliacca, lotta con il perdono e permettigli di vincere, per una volta.
Se sarà, dovrà essere al FLASH BAR.
Se sarà, sarà una cosa ben fatta.
Lo scrivo per essere costretta a ricordarmelo.
Un impegno preso: al FLASH BAR.
Donna debole, l'hai detto, ora lo fai.
Un sabato sera tra mille, anche divertente se vogliamo, ma con una strana venatura di malinconia e autunno.
Ancora quel sapore di fine, in fondo alla gola.
Non manca più il respiro, quello no, ma si intorpidisce la quiete di ore che tornano uguali a sè stesse. Non è permesso il leggero volo di sere che si assomigliano, tra strade un po' troppo strette per essere vive.
Fingere per orgoglio o per dovere non fa differenza: il caso richiede una maschera, la indosso con dignità.
Mi accorgo che devo fuggire per un po' e cerco una storia, penso a città lontane e rumorose e a chi di quel rumore è felice. Sarei felice anch'io?
Ecco come mi è venuto in mente il FLASH BAR.
C'è qualcuno che vuole essere raccontato e sento che non è venuto per caso, che ha qualcosa da dirmi.
Imparerò a conoscerlo.
Torno nel mondo reale e indosso nuovamente la maschera.
Donna vigliacca, lotta con il perdono e permettigli di vincere, per una volta.
martedì 15 settembre 2009
Certo che piove...
Una storia che sia mia.
Da regalare poi, a chiunque vorrà ascoltarla, in un pomeriggio di pioggia di inizio settembre, magari.
Non aspettatevi nulla da me, mi sono persa.
Da regalare poi, a chiunque vorrà ascoltarla, in un pomeriggio di pioggia di inizio settembre, magari.
Non aspettatevi nulla da me, mi sono persa.
venerdì 11 settembre 2009
Imparerò a mentire
Mentire.
Mille buone ragioni, tutte valide, tutte solide.
Giusto, sbagliato: annoia questa storia.
Eppure ferisce. Ma solo quando la menzogna viene scoperta.
Se non viene scoperta non può far male.
Allora mentire diventa bontà, si trasforma in un dolore evitato: non è forse questo amare?
Potrebbe essere lavarsi la coscienza, in realtà.
Potrebbe essere milioni di cose, in effetti.
E intanto il mondo galleggia su false basi.
E noi galleggiamo su di lui.
Ognuno scelga le sue bugie, ma lo faccia con cura: trasformano l'universo dei rapporti umani e rimangono con noi fino all'ultimo dei nostri giorni.
Mille buone ragioni, tutte valide, tutte solide.
Giusto, sbagliato: annoia questa storia.
Eppure ferisce. Ma solo quando la menzogna viene scoperta.
Se non viene scoperta non può far male.
Allora mentire diventa bontà, si trasforma in un dolore evitato: non è forse questo amare?
Potrebbe essere lavarsi la coscienza, in realtà.
Potrebbe essere milioni di cose, in effetti.
E intanto il mondo galleggia su false basi.
E noi galleggiamo su di lui.
Ognuno scelga le sue bugie, ma lo faccia con cura: trasformano l'universo dei rapporti umani e rimangono con noi fino all'ultimo dei nostri giorni.
lunedì 7 settembre 2009
Addio significa mai più
"Tu credi davvero che faccia bene a partire? Voglio dire, è la cosa giusta per te? Sul serio?"
"Credo di si. Ti dico come la vedo io, ma alla fine la decisione spetta a te e faresti bene a non farti condizionare da nessuno come hai sempre fatto, ed io vedo questo: sei libero, tu.
Lo sei sempre stato perchè la tua mente è libera, il tuo cuore lo è e anche la tua anima, se è vero che esite.
Tu la vuoi vivere questa vita e vuoi vedere il mondo, conoscerlo, innamorarti di lui ogni giorno.
E il mondo non si conosce rimanendo qui, la vita si, che puoi viverla lo stesso, ma non quella che vuoi tu.
Tu vivi nel mistero della vita, la osservi da ogni angolazione, hai bisogno di stupirti e sconvolgerti per quanto non la si possa mai afferrare e domare, perchè hai capito che possiamo solo inseguirla. In questo momento puoi e devi farlo, non è questo il momento di avere paura, non per te che non ne hai mai avuta."
"Ma tu ci sarai quando deciderò di tornare?"
"Ci sarò anche mentre sarai via."
"Sai cosa intendo."
"No che non lo so."
"Sarà com'è adesso? Mi guarderai ancora con quegli occhi? Riderai ancora delle mie magliette? Mi scriverai il post-it della buonanotte prima di andartene? Mi chiamerai alle due di notte per sapere se sono tutto intero? Non voglio rovinare tutto con te."
"Primo Postulato di Viola: Per rovinare qualcosa, bisogna averlo prima creato.
Secondo Postulato di Viola: Un'amicizia, se è vera amicizia, non si rovina.
Terzo Postulato di Viola: Visto che tra noi c'è solo amicizia, dato che non hai voluto creare null'altro in vista di una futura partenza, non si rovinerà nulla."
"Assioma di Filippo: sono un imbecille Viola. Ti ho persa senza averti mai avuta."
"Non tornerai... Vero?"
"No, non tornerò..."
Poche stelle in cielo, un vento freddo tra le strade addormentate.
Un paesino accucciato ai piedi di una montagna, una lampada accesa nella stanza di Viola.
Filippo l'abbraccia con le guance rigate e trattiene i singhiozzi.
Lei sorride meccanicamente mentre fissa la parete: il dolore lo si indovina dagli occhi.
Si dicono addio, senza dire una parola.
Addio è una parola enorme, troppo forse, per riuscire a pronunciarla.
Significa fine, significa mai più, significa impossibile. Fa male da impazzire.
Così non la dicono.
Si sciolgono dall'abbraccio e si guardano negli occhi.
Filippo la bacia sulla fronte, prende la felpa e se ne va chiudendo la porta, senza voltarsi.
"Addio significa mai più" pensa Viola, mentre accende lo stereo per zittire il silenzio.
"Chissà che senso ha amare così tanto qualcuno, se poi devi perderlo così presto..."
"Credo di si. Ti dico come la vedo io, ma alla fine la decisione spetta a te e faresti bene a non farti condizionare da nessuno come hai sempre fatto, ed io vedo questo: sei libero, tu.
Lo sei sempre stato perchè la tua mente è libera, il tuo cuore lo è e anche la tua anima, se è vero che esite.
Tu la vuoi vivere questa vita e vuoi vedere il mondo, conoscerlo, innamorarti di lui ogni giorno.
E il mondo non si conosce rimanendo qui, la vita si, che puoi viverla lo stesso, ma non quella che vuoi tu.
Tu vivi nel mistero della vita, la osservi da ogni angolazione, hai bisogno di stupirti e sconvolgerti per quanto non la si possa mai afferrare e domare, perchè hai capito che possiamo solo inseguirla. In questo momento puoi e devi farlo, non è questo il momento di avere paura, non per te che non ne hai mai avuta."
"Ma tu ci sarai quando deciderò di tornare?"
"Ci sarò anche mentre sarai via."
"Sai cosa intendo."
"No che non lo so."
"Sarà com'è adesso? Mi guarderai ancora con quegli occhi? Riderai ancora delle mie magliette? Mi scriverai il post-it della buonanotte prima di andartene? Mi chiamerai alle due di notte per sapere se sono tutto intero? Non voglio rovinare tutto con te."
"Primo Postulato di Viola: Per rovinare qualcosa, bisogna averlo prima creato.
Secondo Postulato di Viola: Un'amicizia, se è vera amicizia, non si rovina.
Terzo Postulato di Viola: Visto che tra noi c'è solo amicizia, dato che non hai voluto creare null'altro in vista di una futura partenza, non si rovinerà nulla."
"Assioma di Filippo: sono un imbecille Viola. Ti ho persa senza averti mai avuta."
"Non tornerai... Vero?"
"No, non tornerò..."
Poche stelle in cielo, un vento freddo tra le strade addormentate.
Un paesino accucciato ai piedi di una montagna, una lampada accesa nella stanza di Viola.
Filippo l'abbraccia con le guance rigate e trattiene i singhiozzi.
Lei sorride meccanicamente mentre fissa la parete: il dolore lo si indovina dagli occhi.
Si dicono addio, senza dire una parola.
Addio è una parola enorme, troppo forse, per riuscire a pronunciarla.
Significa fine, significa mai più, significa impossibile. Fa male da impazzire.
Così non la dicono.
Si sciolgono dall'abbraccio e si guardano negli occhi.
Filippo la bacia sulla fronte, prende la felpa e se ne va chiudendo la porta, senza voltarsi.
"Addio significa mai più" pensa Viola, mentre accende lo stereo per zittire il silenzio.
"Chissà che senso ha amare così tanto qualcuno, se poi devi perderlo così presto..."
sabato 5 settembre 2009
La regina del nulla più inutile
Non guardare.
Voltati, copri gli occhi con i palmi delle mani, fingi che non stia succedendo.
Scappa, corri più in fretta che puoi e continua finché le ginocchia reggeranno, finché il fiato si mozzerà in gola e le lacrime si confonderanno con il sudore.
Hai visto troppo, non sarebbe concepibile rimanere e continuare, ti faresti solo un male immenso.
Non urlare, potrebbero sentirti e inseguirti: il silenzio sarà il compagno più affidabile e in lui troverai nuova luce.
Le parole gettate al vento non possono lasciare segni del loro passaggio, finiranno in una solitudine eterna, smarrite chissà dove.
Non farti sedurre, finiranno col perdersi: avrai inseguito fiocchi di neve, che al solo toccarli... Svaniscono.
Fuggire può essere la soluzione, se restare è perdersi.
Fuggire non può essere la soluzione, se fuggire è tradirsi.
Voltati, copri gli occhi con i palmi delle mani, fingi che non stia succedendo.
Scappa, corri più in fretta che puoi e continua finché le ginocchia reggeranno, finché il fiato si mozzerà in gola e le lacrime si confonderanno con il sudore.
Hai visto troppo, non sarebbe concepibile rimanere e continuare, ti faresti solo un male immenso.
Non urlare, potrebbero sentirti e inseguirti: il silenzio sarà il compagno più affidabile e in lui troverai nuova luce.
Le parole gettate al vento non possono lasciare segni del loro passaggio, finiranno in una solitudine eterna, smarrite chissà dove.
Non farti sedurre, finiranno col perdersi: avrai inseguito fiocchi di neve, che al solo toccarli... Svaniscono.
Fuggire può essere la soluzione, se restare è perdersi.
Fuggire non può essere la soluzione, se fuggire è tradirsi.
venerdì 4 settembre 2009
Bolle di sapone #3
Oggi ho dipinto una scatola.
Di rosa e di viola, metalizzati, brillanti, cangianti, olè.
Ma mi è venuta una schifezza, come immaginavo.
Ho pensato ad un sacco di cose mentre la ricoprivo di colore, in una giornata di pioggia adirata con noi, stupidi uomini.
Non mi servirà mai a nulla, è troppo piccola per qualsiasi uso intelligente, rimarrà apparentemente vuota, anche se in realtà io la riempirò.
Ci metterò un po’ di sana cattiveria, di arrivismo, di volontà di affermazione, di vanità, per poterli usare quando è il momento.
Adesso basta.
Qui si cambia aria, si naviga verso lidi sconosciuti, si ricomincia a trent’anni resettando tutto, pulendo, disinfestando: tabula rasa (elettrificata).
E’ l’ora della verità e la verità è che a me le persone fanno schifo.
Ma schifo proprio. Sono scarse, piccole, stupide, meschine, pateticamente infelici e insoddisfatte.
Leccaculi recidivi, falsi congeniti, attori di centesimo ordine per carenza di carattere, idee, pensieri e quanta altra roba: ecco cosa vedo.
Se essere deboli non è una colpa e non può esserlo, scegliere il parassitarismo mentale come soluzione per ovviare al problema e colmare l’enorme lacuna, lo è, eccome.
Pecore, vivo in un mondo di pecore.
Salti tu? Salto anch’io!
Ma gli altri non saltano? Ah, allora non salto nemmeno io.
E come mi addormento se nessuna salta la staccionata?
Di rosa e di viola, metalizzati, brillanti, cangianti, olè.
Ma mi è venuta una schifezza, come immaginavo.
Ho pensato ad un sacco di cose mentre la ricoprivo di colore, in una giornata di pioggia adirata con noi, stupidi uomini.
Non mi servirà mai a nulla, è troppo piccola per qualsiasi uso intelligente, rimarrà apparentemente vuota, anche se in realtà io la riempirò.
Ci metterò un po’ di sana cattiveria, di arrivismo, di volontà di affermazione, di vanità, per poterli usare quando è il momento.
Adesso basta.
Qui si cambia aria, si naviga verso lidi sconosciuti, si ricomincia a trent’anni resettando tutto, pulendo, disinfestando: tabula rasa (elettrificata).
E’ l’ora della verità e la verità è che a me le persone fanno schifo.
Ma schifo proprio. Sono scarse, piccole, stupide, meschine, pateticamente infelici e insoddisfatte.
Leccaculi recidivi, falsi congeniti, attori di centesimo ordine per carenza di carattere, idee, pensieri e quanta altra roba: ecco cosa vedo.
Se essere deboli non è una colpa e non può esserlo, scegliere il parassitarismo mentale come soluzione per ovviare al problema e colmare l’enorme lacuna, lo è, eccome.
Pecore, vivo in un mondo di pecore.
Salti tu? Salto anch’io!
Ma gli altri non saltano? Ah, allora non salto nemmeno io.
E come mi addormento se nessuna salta la staccionata?
Bolle di sapone #2
Non credo sia intolleranza, credo sia non riuscire a comprendere e ad accettare la mancanza di visioni più ampie e di pensieri che scavano più a fondo.
Credo esistano livelli di coscienza molto diversi e distanti fra loro e che la stupidità sia una scelta di vita dettata, forse, dall'insicurezza, che tutto domina.
Nossa Senhora Insegurança.
Suppongo non si tratti di cattiveria, ma di mediocrità. Mediocrità mentale: flagello degli ultimi secoli, o forse di tutti, solo che non c’eravamo.
La sua bocca me la ricordo bene: era disegnata.
Perfettamente contornata da una linea netta dolce e precisa, bella da morire.
Quelle labbra non abbandoneranno mai la mia fantasia.
Le ho conosciute in un giorno d’autunno, le ho baciate in un pomeriggio di aprile, le ho avute per giorni che sembravano infiniti ma non lo erano.
E le ho perdute.
Come ho perduto la mia vita per lei.
Credo esistano livelli di coscienza molto diversi e distanti fra loro e che la stupidità sia una scelta di vita dettata, forse, dall'insicurezza, che tutto domina.
Nossa Senhora Insegurança.
Suppongo non si tratti di cattiveria, ma di mediocrità. Mediocrità mentale: flagello degli ultimi secoli, o forse di tutti, solo che non c’eravamo.
La sua bocca me la ricordo bene: era disegnata.
Perfettamente contornata da una linea netta dolce e precisa, bella da morire.
Quelle labbra non abbandoneranno mai la mia fantasia.
Le ho conosciute in un giorno d’autunno, le ho baciate in un pomeriggio di aprile, le ho avute per giorni che sembravano infiniti ma non lo erano.
E le ho perdute.
Come ho perduto la mia vita per lei.
Bolle di sapone #1
Un matrimonio distrutto, naufragato, andato a puttane.
Il collega: lui perfetto, lui che aspettavo, che sognavo.
Pluff.
Anni di ipocrisia volatilizzati in un attimo, falsa allegria lontana da me, depressione logorante allontanati immediatamente da noi.
Oggi inizio a vivere, me la vivo si questa vita, come piace a me.
Le bambine staranno bene, le bambine mi capiranno quando saranno grandi, mi amano le mie figlie.
Domani sparisco: prendo un aereo e vado a Rio.
Il collega: lui perfetto, lui che aspettavo, che sognavo.
Pluff.
Anni di ipocrisia volatilizzati in un attimo, falsa allegria lontana da me, depressione logorante allontanati immediatamente da noi.
Oggi inizio a vivere, me la vivo si questa vita, come piace a me.
Le bambine staranno bene, le bambine mi capiranno quando saranno grandi, mi amano le mie figlie.
Domani sparisco: prendo un aereo e vado a Rio.
giovedì 3 settembre 2009
Distruggere per rinascere
Poche parole, un paio di pensieri fissi.
Dev'essere questo l'inferno: mi sta addosso il bastardo.
Sta aspettando che io abbassi la guardia, freme dalla voglia di sopraffarmi.
Non è più tempo di ripensamenti, se dimentico qualcosa sul tavolo non posso più tornare a prenderlo: è perso per sempre. Per cui devo scegliere bene, per cui devo essere lucida.
E' ora di uccidere: è l'ora della fine.
Un grande rogo sfiorerà il cielo questa notte.
Resti di anni finiti, andati, persi senza averli dimenticati sul tavolo.
Non per questo da buttare, ma non si possono nemmeno tenere.
Userò un fiammifero: una scheggia di legno così piccina può distruggere mondi interi.
Ed è di distruzione che ho bisogno, con urgenza incalcolabile, distruzione.
Ficcatevelo bene in testa: qui stanotte ci sarà il delirio e lì in mezzo smetterò di sentire, vedere e dire.
Grandi fiamme divoreranno l'aria, mancherà l'ossigeno e non ci saranno finestre.
Tenetevi alla larga perchè non ci sarà pietà: niente verrà perdonato, il Dio Giudizio giungerà bendato sapendo ciò che deve fare e non ci saranno sconti.
Poi sarà il nulla, sarà il buio più totale.
Sarà pace e silenzio, sarà vento e cenere.
Sarà cielo di notte, solo questo.
Ed io sarò sola, in mezzo a tutto quel niente.
E lì starò bene.
Dev'essere questo l'inferno: mi sta addosso il bastardo.
Sta aspettando che io abbassi la guardia, freme dalla voglia di sopraffarmi.
Non è più tempo di ripensamenti, se dimentico qualcosa sul tavolo non posso più tornare a prenderlo: è perso per sempre. Per cui devo scegliere bene, per cui devo essere lucida.
E' ora di uccidere: è l'ora della fine.
Un grande rogo sfiorerà il cielo questa notte.
Resti di anni finiti, andati, persi senza averli dimenticati sul tavolo.
Non per questo da buttare, ma non si possono nemmeno tenere.
Userò un fiammifero: una scheggia di legno così piccina può distruggere mondi interi.
Ed è di distruzione che ho bisogno, con urgenza incalcolabile, distruzione.
Ficcatevelo bene in testa: qui stanotte ci sarà il delirio e lì in mezzo smetterò di sentire, vedere e dire.
Grandi fiamme divoreranno l'aria, mancherà l'ossigeno e non ci saranno finestre.
Tenetevi alla larga perchè non ci sarà pietà: niente verrà perdonato, il Dio Giudizio giungerà bendato sapendo ciò che deve fare e non ci saranno sconti.
Poi sarà il nulla, sarà il buio più totale.
Sarà pace e silenzio, sarà vento e cenere.
Sarà cielo di notte, solo questo.
Ed io sarò sola, in mezzo a tutto quel niente.
E lì starò bene.
L'amore con l'amore si paga
L'amore con l'amore si paga
l'amore con l'amore si paga
l'amore con l'amore si paga
l'amore con l'amore.
Ho lacrime da donna
cosmetiche e severe
e lacrime da uomo
profonde e non meno sincere.
E continuo a bussare alla porta di Dio
e continuo a bussare alla porta di Dio
a passo di cane alla porta di Dio
a passo di cane alla porta di Dio.
Chi non ha scarpe non ha ragione mai
chi non ha scarpe non ha padroni
rispondo io chi non ha scarpe non ha scarpe allora
chi non ha scarpe non ha scarpe.
Vengo a vedere per l'ultima volta
il mio grande amore
vengo a trovare per l'ultima volta
il mio compositore
cuore di latta che non hai fatto che guai
cuore meschino che non hai fatto che guai.
Col mio sguardo dirittoe i miei occhi speciali
come una vedova di vent'anni che vuole sapere
una puttana di trent'anni che vuole vedere
all'estremo limite del vero
all'estremo limite del vero c'è.
Che l'amore con l'amore si paga
che l'amore con l'amore si paga
l'amore con l'amore si paga
l'amore con l'amore.
O Capitano Mio Capitano
anche se il viaggio è finito
sento ancora tempesta annunciare
e le donne esultarele campane suonare
e altre inutili parole d'amore.
O Capitano Mio Capitano
è che non posso lasciare
che nemmeno un sogno scivoli via
sotto nuove bandiereancora giorni e sere
per il tempo che ha l'anima mia
e per me.
Orecchie d'asino
in questo entroterra umido
vince chi dimentica
vince chi dimentica.
L'innamorato perpetuo
scrive la sua ultima lettera alla luna
dall'orizzonte degli eventi
fa l'elogio del peccato e del peccatore
quante inutili parole d'amore
quante inutili parole
quante inutili parole d'amore
quante inutili parole.
E l'amore con l'amore si paga
e l'amore con l'amore si paga
l'amore con l'amore si paga
l'amore con l'amore.
Ho lacrime da donna
cosmetiche e severe
e lacrime da uomo
d'amore, direi.
Io continuo a bussare alla porta di Dio
e continuo a bussare alla porta di Dio.
l'amore con l'amore si paga
l'amore con l'amore si paga
l'amore con l'amore.
Ho lacrime da donna
cosmetiche e severe
e lacrime da uomo
profonde e non meno sincere.
E continuo a bussare alla porta di Dio
e continuo a bussare alla porta di Dio
a passo di cane alla porta di Dio
a passo di cane alla porta di Dio.
Chi non ha scarpe non ha ragione mai
chi non ha scarpe non ha padroni
rispondo io chi non ha scarpe non ha scarpe allora
chi non ha scarpe non ha scarpe.
Vengo a vedere per l'ultima volta
il mio grande amore
vengo a trovare per l'ultima volta
il mio compositore
cuore di latta che non hai fatto che guai
cuore meschino che non hai fatto che guai.
Col mio sguardo dirittoe i miei occhi speciali
come una vedova di vent'anni che vuole sapere
una puttana di trent'anni che vuole vedere
all'estremo limite del vero
all'estremo limite del vero c'è.
Che l'amore con l'amore si paga
che l'amore con l'amore si paga
l'amore con l'amore si paga
l'amore con l'amore.
O Capitano Mio Capitano
anche se il viaggio è finito
sento ancora tempesta annunciare
e le donne esultarele campane suonare
e altre inutili parole d'amore.
O Capitano Mio Capitano
è che non posso lasciare
che nemmeno un sogno scivoli via
sotto nuove bandiereancora giorni e sere
per il tempo che ha l'anima mia
e per me.
Orecchie d'asino
in questo entroterra umido
vince chi dimentica
vince chi dimentica.
L'innamorato perpetuo
scrive la sua ultima lettera alla luna
dall'orizzonte degli eventi
fa l'elogio del peccato e del peccatore
quante inutili parole d'amore
quante inutili parole
quante inutili parole d'amore
quante inutili parole.
E l'amore con l'amore si paga
e l'amore con l'amore si paga
l'amore con l'amore si paga
l'amore con l'amore.
Ho lacrime da donna
cosmetiche e severe
e lacrime da uomo
d'amore, direi.
Io continuo a bussare alla porta di Dio
e continuo a bussare alla porta di Dio.
Fiorella Mannoia
martedì 1 settembre 2009
Umidità corrosiva, Antiruggine, Sfarfallamenti.
Abbiamo bevuto e anche fumato. Parecchio.
Abbiamo preso un caffè in giardino e guardato uno di quei cartoni animati per bambini: da morir dal ridere.
Siamo tornati in giardino e ci siamo rimasti. Per ore.
Un giardino bello e piccolino, con qualche rosa e tante surfinie, in una sera un po' troppo fresca per un vestitino e dei sandali.
Mi ha mostrato la Stella Polare, Orione e Pegaso. Siamo finiti a raccontarci i miti greci che ricordavamo: Amore e Psiche eletto il migliore della serata.
Eleggiamo il migliore della serata ogni volta che ci vediamo: può trattarsi di cibo come di musica o libri o film, ma c'è sempre un migliore della serata.
Abbiamo discusso su Damien Rice mentre ascoltavamo i Noir Desir.
Ma siamo rimasti in silenzio per tutto il tempo di "Des visages, des figures".
"E questo qui ha ucciso la moglie, pazzesco."
"Forse un po' troppo drogato."
Mi ha detto che ogni tanto scopa con Sabrina, ma è sempre innamorato di Alessia.
Gli ho detto che continuo a scopare con Fabio-deejay, ma che a parte scopare non vale una cicca spenta e quel deejay appiccicato al nome comincia ad irritarmi.
"Certo, ha ventidue anni."
"Si, infatti."
Risate incontenibili.
Si è seriamente arrabbiato quando gli ho detto che la mia settimana in solitaria al mare d'inverno salta "perchè non mi va più. Si, anche se ho già prenotato al B&B."
E allora si va in due e viene anche lui. Di certo, non Fabio-deejay.
"Il mare a novembre è troppo bello e malinconico, davvero troppo per essere sola.
E poi non è di stare da sola che hai bisogno, hai bisogno di pace."
Mi conosce bene, legge nei miei occhi quel che non so dire.
Sono dieci anni che mi salva e mi risolleva, che mi regala fiori e mi chiama quando non gli viene in mente il titolo di una canzone, che mi prepara dolci e dorme da me se non ce la fa a tornare a casa.
"Guarda qui, un uomo e una donna di trent'anni amici come due ragazzini delle superiori.
Che meraviglia se ci pensi. Talmente ridicolo da diventare meraviglioso."
"Non può essere stato un caso."
"Ancora con la storia del destino?!"
"Sia quel che sia, a noi è andata di lusso, proprio di lusso."
"Partitina a scopa?"
E così le ore son passate e abbiamo ancora riso un sacco.
Son tornata a casa che erano quasi le cinque del mattino, mezza ubriaca.
Ho trovato il vaso con i fiori del compleanno rotto: il gatto.
Un po' instabile sui miei stessi passi ho raggiunto la stanza e mi sono lasciata cadere sul letto rosso.
Il soffitto ha iniziato a girare ed io con lui.
Mi sono risvegliata due ore dopo, con i vestiti ancora addosso e un gran mal di testa, di quelli pulsanti.
Due dita in gola; molto meglio.
Doccia, caffè, altro caffè, ancora caffè.
Sigaretta, chiavi e via: verso quell'ufficio perennemente in disordine, con Marcella che non capisce mai un cazzo.
Ma cosa importa, la prossima settimana vado al mare.
La prossima settimana è novembre.
Abbiamo preso un caffè in giardino e guardato uno di quei cartoni animati per bambini: da morir dal ridere.
Siamo tornati in giardino e ci siamo rimasti. Per ore.
Un giardino bello e piccolino, con qualche rosa e tante surfinie, in una sera un po' troppo fresca per un vestitino e dei sandali.
Mi ha mostrato la Stella Polare, Orione e Pegaso. Siamo finiti a raccontarci i miti greci che ricordavamo: Amore e Psiche eletto il migliore della serata.
Eleggiamo il migliore della serata ogni volta che ci vediamo: può trattarsi di cibo come di musica o libri o film, ma c'è sempre un migliore della serata.
Abbiamo discusso su Damien Rice mentre ascoltavamo i Noir Desir.
Ma siamo rimasti in silenzio per tutto il tempo di "Des visages, des figures".
"E questo qui ha ucciso la moglie, pazzesco."
"Forse un po' troppo drogato."
Mi ha detto che ogni tanto scopa con Sabrina, ma è sempre innamorato di Alessia.
Gli ho detto che continuo a scopare con Fabio-deejay, ma che a parte scopare non vale una cicca spenta e quel deejay appiccicato al nome comincia ad irritarmi.
"Certo, ha ventidue anni."
"Si, infatti."
Risate incontenibili.
Si è seriamente arrabbiato quando gli ho detto che la mia settimana in solitaria al mare d'inverno salta "perchè non mi va più. Si, anche se ho già prenotato al B&B."
E allora si va in due e viene anche lui. Di certo, non Fabio-deejay.
"Il mare a novembre è troppo bello e malinconico, davvero troppo per essere sola.
E poi non è di stare da sola che hai bisogno, hai bisogno di pace."
Mi conosce bene, legge nei miei occhi quel che non so dire.
Sono dieci anni che mi salva e mi risolleva, che mi regala fiori e mi chiama quando non gli viene in mente il titolo di una canzone, che mi prepara dolci e dorme da me se non ce la fa a tornare a casa.
"Guarda qui, un uomo e una donna di trent'anni amici come due ragazzini delle superiori.
Che meraviglia se ci pensi. Talmente ridicolo da diventare meraviglioso."
"Non può essere stato un caso."
"Ancora con la storia del destino?!"
"Sia quel che sia, a noi è andata di lusso, proprio di lusso."
"Partitina a scopa?"
E così le ore son passate e abbiamo ancora riso un sacco.
Son tornata a casa che erano quasi le cinque del mattino, mezza ubriaca.
Ho trovato il vaso con i fiori del compleanno rotto: il gatto.
Un po' instabile sui miei stessi passi ho raggiunto la stanza e mi sono lasciata cadere sul letto rosso.
Il soffitto ha iniziato a girare ed io con lui.
Mi sono risvegliata due ore dopo, con i vestiti ancora addosso e un gran mal di testa, di quelli pulsanti.
Due dita in gola; molto meglio.
Doccia, caffè, altro caffè, ancora caffè.
Sigaretta, chiavi e via: verso quell'ufficio perennemente in disordine, con Marcella che non capisce mai un cazzo.
Ma cosa importa, la prossima settimana vado al mare.
La prossima settimana è novembre.
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