mercoledì 24 febbraio 2010

Rubava farfalle.

Rubava farfalle la bambina con i calzini colorati.
Ne aveva bisogno per respirare tra i palazzi con le finestre sbarrate, tra le strade deserte senza alberi e panchine.
Rubava farfalle dalla bocca delle persone con gli occhi spenti o tristi perchè avevano finito le stelle.
Ad una ad una le afferrava con cura, senza farsi notare, e le nascondeva fra i capelli di seta.
Piccole o grandi che fossero, libere o in catene, reali o immaginarie.
Le rubava senza che nessuno se ne accorgesse, senza far male, con il suo sorriso disarmante.
La sera, quando nessuno poteva vederla, la bambina con i calzini colorati liberava le farfalle e, sola, le osservava volare e posarsi sui suoi libri, sul letto, sul pavimento.
Imparava a conoscerle e viveva di loro.
Sapeva che non c'erano fiori per loro, ma solo la lampada sul comodino.
Era il suo segreto lucente, il suo mondo di capire il mondo che d'inverno si confonde nel fumo dei camini.
Ogni notte, nella sua stanza, tutte quelle ali colorate le insegnavano la vita, che è proprio come il cioccolato pensava la bambina con i calzini colorati: non ne hai mai abbastanza, solo che poi fa male. E finisce che hai paura.
Ma non bisogna avere paura perchè le nuvole non ne hanno quando il vento le spinge lontano, chissà dove.
E lei voleva essere come le nuvole.
Di giorno nessuno poteva vedere le sue farfalle, perchè si nascondevano abilmente agli occhi della gente: diventavano invisibili e non facevano rumore.
Ma erano ovunque in quella piccola stanza, in attesa che giungesse la sera e ne arrivassero delle altre, nuove, a farsi bastare la luce della lampada sul comodino.
Nessuno lo sa, pensava la bambina con i calzini colorati, ma ha dentro di se milioni di farfalle che aspettano solamente di poter prendere il volo ed essere rubate da qualcuno che le tenga con se perchè le ama e ha bisogno di loro.
Per crescere.

Mi sono perso.

Su quel treno mi sono perso.
Tra campi tutti uguali e montagne in fila all'orizzonte.
Leggeva un libro dalle pagine ingiallite e giocava con i capelli che le scendevano disciplinati sulle spalle.
In quella notte aliena e surreale mi sono perso.
Dal finestrino il mondo sembrava inoffensivo e placido, senza nessun rancore per me, che ne avevo per lui.
Addormentato, il mondo. Perché deve essere stanco anche lui a volte.
Negli occhi solo i riflessi dei minuti andati e lei.
Silenziosa nel suo maglione grigio e lontana dietro gli occhiali trasparenti.
Nella mia mente una canzone: cullava la fantasia e la trasportava oltre quei sedili, in un letto disfatto e complice.
Mentre correvo da te mi sono perso.
In quei capelli castani e in quel viso spigoloso, tra quelle labbra disegnate e quegli occhi che non incontravano i miei.
Le mie mani volevano sfiorare la sua pelle e le mie parole volevano raccontarle una vita che non c'è.
Su quel treno mi sono perso.
Ora so cosa significa e che non si può tornare indietro.
Potrai mai perdonarmi?

"Non prendertela Bloom..."

Cara Bloom,
ti scrivo perché tu e le tue ali sarete archiviate al più presto nello scaffale dei confronti inutili e distruttivi.
Tempi duri per le fate da queste parti.
C'è aria di novità.
Un gelido vento di febbraio ha scoperchiato il cielo e quelle brutte nuvole grigie se ne sono andate via chissà dove, lontano, molto lontano dalla stanza viola.
Qui splende il sole Bloom, un sole che scioglie la neve e si infila negli angoli bui e impolverati, un sole che sa di primavera e di mare.
Ha smesso di piovere e gli occhi vedono rugiada, non lacrime.
Ok, tu hai le ali e le sbatti ogni volta che ti va.
Ma sai volare? Riesci a sollevarti da terra e fluttuare sulle correnti invisibili? Puoi vedere il mondo dall'alto, da lassù, dove tutto è vero e bellissimo?
Bloom, Bloom...
Sono così cieca a volte.
Bastano un paio di occhi azzurri, dei capelli biondi e due ali per fare di te una fata?
Le ali devi saperle usare, gli occhi devono essere in grado di vedere e i capelli devono potersi spettinare quando il vento urla.
Io so volare, so guardare, permetto al vento di infilarsi tra i miei capelli quando deve farlo.
I miei calzini sono colorati e c'è un tricheco sui miei piedi che mi sorride ogni volta che lo osservo.
Di notte dormo con un elefante sulla pancia: si chiama Clarabelle La Plus Belle.
Gioco a carte con un bambino di otto anni e perdo sempre per la gioia di vederlo luminoso per aver stracciato un'adulta.
Canto ogni volta che posso e ho sempre voglia di ridere. Una gran voglia, sempre.
Rubo farfalle di tutti i colori dalla bocca delle persone e passo le giornate con loro.
Ne ho una stanza piena, nessuno può vederle tranne me, ma sono tantissime e mi insegnano il mondo.
Quello che si nasconde dietro i cappotti d'inverno e dietro gli occhiali da sole d'estate. Quello incastonato in fondo ad occhi tristi e quello libero tra le dita di una mano.
Il mondo fatto di anime, quello fragile come le foglie che d'autunno si lasciano cadere sui marciapiedi, quello che cambia come cambia la luna nelle notti, quello troppo veloce come i giorni che spariscono nei calendari, quello cattivo come è cattiva la fame, difficile com'è difficile contare le stelle, quello amato come si ama un padre.
Bloom, volo molto più in alto di te e rubo farfalle.
Vedo il sole che che illumina la mia finestra e le montagne che si risvegliano dall'inverno.
Ho sorrisi tutt'intorno a me e uno scrigno per i brutti ricordi e uno molto più pieno di giorni da scolpire nel cuore e nella memoria.
Ho una scatola piena di colori per far sparire tutto il grigio delle strade, ho un cuscino a forma di cuore e un salvadanaio a forma di gatto.
Ho una lampada azzurra con nuvole e pecorelle che ci scorrazzano sopra e un'altra con il fiore di tutti i colori.
Ho un quaderno a righe preso ad Amsterdam pieno zeppo di parole e un'altro di Lisbona ancora da riempire.
Ho una tazza con un ranocchio e un cassetto pieno di fotografie.
Un quadro con una donna di spalle, che ad immaginarsela deve essere bellissima. Una stilografica rosa e arancione e un sole con i raggi che sono spaghetti.
In mezzo a tutto questo, cosa sono le tue piccole ali?
Puoi sbatterle quanto vuoi cara Bloom, ma non volerai mai in alto, lassù, dove tutto è vero e bellissimo.
Io rubo farfalle e imparo il mondo.
Vivo di sorrisi e spalanco gli occhi.
Cerco ancora di capire dove inizia l'arcobaleno e dove va a finire la notte quando nasce il sole.
Non prendertela Bloom, avrai anche tu calzini colorati, salvadanai a forma di gatto e lampade con nuvole e pecorelle.
E' solo che io li ho già adesso...

domenica 14 febbraio 2010

Un passo avanti, tre indietro.

Ci sono pensieri che non se ne vanno. Più fanno male e più ci tormentano.
La mia forza è una bugia. Ed io sono nulla. Ed io sono persa.
Domani non ci penserò, o forse si. Domani sarà bello, oggi non lo so.
Smetto di inventarmi pensieri, è una guerra persa. Mi odio ogni istante un po' di più.
Molto tempo fa ero diversa, oggi sono questo.
Amara la tristezza, amara la sconfitta.
Non fumo nemmeno più.
Un passo avanti, tre indietro.