Su quel treno mi sono perso.
Tra campi tutti uguali e montagne in fila all'orizzonte.
Leggeva un libro dalle pagine ingiallite e giocava con i capelli che le scendevano disciplinati sulle spalle.
In quella notte aliena e surreale mi sono perso.
Dal finestrino il mondo sembrava inoffensivo e placido, senza nessun rancore per me, che ne avevo per lui.
Addormentato, il mondo. Perché deve essere stanco anche lui a volte.
Negli occhi solo i riflessi dei minuti andati e lei.
Silenziosa nel suo maglione grigio e lontana dietro gli occhiali trasparenti.
Nella mia mente una canzone: cullava la fantasia e la trasportava oltre quei sedili, in un letto disfatto e complice.
Mentre correvo da te mi sono perso.
In quei capelli castani e in quel viso spigoloso, tra quelle labbra disegnate e quegli occhi che non incontravano i miei.
Le mie mani volevano sfiorare la sua pelle e le mie parole volevano raccontarle una vita che non c'è.
Su quel treno mi sono perso.
Ora so cosa significa e che non si può tornare indietro.
Potrai mai perdonarmi?
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