Attendo con gioia il 2010.
Un paio di obiettivi me lo rendono caro:
1) Conoscere Madel
2) Un concerto in zona
In un anno ci sono 12 mesi e tutto si può fare.
Fiduciosa, ci credo.
Nel frattempo, poi, altri obiettivi si metteranno in coda.
Mi hanno insegnato che bisogna avere fede e che ciò che conta di più è la volontà.
Grazie.
Io mi fido.
martedì 29 dicembre 2009
venerdì 25 dicembre 2009
Immobile, avanzo.
La fine è un risveglio ed io non sono ancora pronta.
Dormirò sonni fragili senza rispetto per voi, che vi affannate per ciò che non esiste.
Piccole fate dei boschi e dei fiori, prendetemi con voi e cullatemi, curatemi con i vostri dolci sorrisi e le vostre ali trasparenti.
Insegnatemi l'addio ai desideri, qui, in questo cielo pesante e distante da ciò che immaginavo.
Io, piccola artista della verità, continuerò in eterno a disturbare i vostri piani.
Falsi onesti, temete la lealtà e con essa io combatto.
Immobile, nel mio sonno vegliato dalle fate, avanzo molto più di voi.
Dormirò sonni fragili senza rispetto per voi, che vi affannate per ciò che non esiste.
Piccole fate dei boschi e dei fiori, prendetemi con voi e cullatemi, curatemi con i vostri dolci sorrisi e le vostre ali trasparenti.
Insegnatemi l'addio ai desideri, qui, in questo cielo pesante e distante da ciò che immaginavo.
Io, piccola artista della verità, continuerò in eterno a disturbare i vostri piani.
Falsi onesti, temete la lealtà e con essa io combatto.
Immobile, nel mio sonno vegliato dalle fate, avanzo molto più di voi.
lunedì 14 dicembre 2009
12 e 13 dicembre 2009
Quelle dita, quella chitarra.
E poi quella voce.
Gli occhi spalancati a non perdere quel punto sul soffitto che è un'ancora sicura per non perdersi nei pensieri. O tra la gente. Seduta, immobile e concentrata, silenziosa, rapita, innamorata e
catturata dalle storie che danzano in quello scantinato.
Un bicchiere di vino, due bicchieri, vino e basta.
Sorrisi regalati al nulla, esplodono e non se ne vanno.
L'ultimo applauso, ma non è l'ultimo. Un altro ancora, l'ultimo per davvero.
E tutti in piedi che se ne vanno.
Ma io, noi, rimaniamo lì.
L'attesa che non è attesa, ma che diventa realtà. L'ho respirata.
Quegli occhi di fronte e una mano che stringe la mia.
Quella voce che dice:"lo so". La mia che trema. La mia che sparisce.
Poi, fuori, il freddo, che non è più così freddo.
E il traffico, che non è più così intenso. Adesso è sopportabile. Adesso è vita. E' sabato sera.
Ora è dolce la pioggia che batte contro il vetro e la strada deserta è una compagna piacevole nelle ore passate a parlare. Di tutto, del mondo, di noi, del Natale che ci fa schifo e dei M. che avranno spaccato e ce li siamo persi.
Ma eravamo dove dovevamo essere ieri sera. E ieri notte. E oggi pomeriggio.
Con la prima neve che tutti adorano e noi detestiamo, con il navigatore che ci ha salvato la vita e madri che non sono madri e non dovrebbero fare le madri. Con gatti nascosti negli armadi e sonni pesanti, di piombo.
Tra gabbie e magliette a righe, eterosessuali che ordinano un crodino, piadine per tutti che abbiamo fame di brutto e non abbiamo trovato un lurido. Niente panozzo dai porcari.
E le scale si fanno e il chitarrista mi ha sorriso e le ho cantate tutte. Maledetti semafori, arriveremo tardi. No, siamo arrivate al momento giusto. Ma Rossella non c'era e ho lasciato il libro a quel Davide.
Ma c'era lui. Loro. Su quel palco, piccolissimo, in sei.
E "Grazie di essere venuta", oggi, quando meno te l'aspetti. E "Se vengo a suonare dalle tue parti passo a trovarti".
Che importa se son parole dette tanto per dire. Proprio nulla. Ma meno di zero.
Conta solo che il 12 ed il 13 dicembre 2009 passeranno alla storia e io so chi devo ringraziare.
La mia compagna di concerti e lui.
Può anche andare a farsi fottere il 2009.
Ho vinto io.
E poi quella voce.
Gli occhi spalancati a non perdere quel punto sul soffitto che è un'ancora sicura per non perdersi nei pensieri. O tra la gente. Seduta, immobile e concentrata, silenziosa, rapita, innamorata e
catturata dalle storie che danzano in quello scantinato.
Un bicchiere di vino, due bicchieri, vino e basta.
Sorrisi regalati al nulla, esplodono e non se ne vanno.
L'ultimo applauso, ma non è l'ultimo. Un altro ancora, l'ultimo per davvero.
E tutti in piedi che se ne vanno.
Ma io, noi, rimaniamo lì.
L'attesa che non è attesa, ma che diventa realtà. L'ho respirata.
Quegli occhi di fronte e una mano che stringe la mia.
Quella voce che dice:"lo so". La mia che trema. La mia che sparisce.
Poi, fuori, il freddo, che non è più così freddo.
E il traffico, che non è più così intenso. Adesso è sopportabile. Adesso è vita. E' sabato sera.
Ora è dolce la pioggia che batte contro il vetro e la strada deserta è una compagna piacevole nelle ore passate a parlare. Di tutto, del mondo, di noi, del Natale che ci fa schifo e dei M. che avranno spaccato e ce li siamo persi.
Ma eravamo dove dovevamo essere ieri sera. E ieri notte. E oggi pomeriggio.
Con la prima neve che tutti adorano e noi detestiamo, con il navigatore che ci ha salvato la vita e madri che non sono madri e non dovrebbero fare le madri. Con gatti nascosti negli armadi e sonni pesanti, di piombo.
Tra gabbie e magliette a righe, eterosessuali che ordinano un crodino, piadine per tutti che abbiamo fame di brutto e non abbiamo trovato un lurido. Niente panozzo dai porcari.
E le scale si fanno e il chitarrista mi ha sorriso e le ho cantate tutte. Maledetti semafori, arriveremo tardi. No, siamo arrivate al momento giusto. Ma Rossella non c'era e ho lasciato il libro a quel Davide.
Ma c'era lui. Loro. Su quel palco, piccolissimo, in sei.
E "Grazie di essere venuta", oggi, quando meno te l'aspetti. E "Se vengo a suonare dalle tue parti passo a trovarti".
Che importa se son parole dette tanto per dire. Proprio nulla. Ma meno di zero.
Conta solo che il 12 ed il 13 dicembre 2009 passeranno alla storia e io so chi devo ringraziare.
La mia compagna di concerti e lui.
Può anche andare a farsi fottere il 2009.
Ho vinto io.
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