Che bel nome Maha...
Chissà che cosa significa...
In ogni caso, è la benvenuta.
Claire
mercoledì 24 marzo 2010
mercoledì 24 febbraio 2010
Rubava farfalle.
Rubava farfalle la bambina con i calzini colorati.
Ne aveva bisogno per respirare tra i palazzi con le finestre sbarrate, tra le strade deserte senza alberi e panchine.
Rubava farfalle dalla bocca delle persone con gli occhi spenti o tristi perchè avevano finito le stelle.
Ad una ad una le afferrava con cura, senza farsi notare, e le nascondeva fra i capelli di seta.
Piccole o grandi che fossero, libere o in catene, reali o immaginarie.
Le rubava senza che nessuno se ne accorgesse, senza far male, con il suo sorriso disarmante.
La sera, quando nessuno poteva vederla, la bambina con i calzini colorati liberava le farfalle e, sola, le osservava volare e posarsi sui suoi libri, sul letto, sul pavimento.
Imparava a conoscerle e viveva di loro.
Sapeva che non c'erano fiori per loro, ma solo la lampada sul comodino.
Era il suo segreto lucente, il suo mondo di capire il mondo che d'inverno si confonde nel fumo dei camini.
Ogni notte, nella sua stanza, tutte quelle ali colorate le insegnavano la vita, che è proprio come il cioccolato pensava la bambina con i calzini colorati: non ne hai mai abbastanza, solo che poi fa male. E finisce che hai paura.
Ma non bisogna avere paura perchè le nuvole non ne hanno quando il vento le spinge lontano, chissà dove.
E lei voleva essere come le nuvole.
Di giorno nessuno poteva vedere le sue farfalle, perchè si nascondevano abilmente agli occhi della gente: diventavano invisibili e non facevano rumore.
Ma erano ovunque in quella piccola stanza, in attesa che giungesse la sera e ne arrivassero delle altre, nuove, a farsi bastare la luce della lampada sul comodino.
Nessuno lo sa, pensava la bambina con i calzini colorati, ma ha dentro di se milioni di farfalle che aspettano solamente di poter prendere il volo ed essere rubate da qualcuno che le tenga con se perchè le ama e ha bisogno di loro.
Per crescere.
Ne aveva bisogno per respirare tra i palazzi con le finestre sbarrate, tra le strade deserte senza alberi e panchine.
Rubava farfalle dalla bocca delle persone con gli occhi spenti o tristi perchè avevano finito le stelle.
Ad una ad una le afferrava con cura, senza farsi notare, e le nascondeva fra i capelli di seta.
Piccole o grandi che fossero, libere o in catene, reali o immaginarie.
Le rubava senza che nessuno se ne accorgesse, senza far male, con il suo sorriso disarmante.
La sera, quando nessuno poteva vederla, la bambina con i calzini colorati liberava le farfalle e, sola, le osservava volare e posarsi sui suoi libri, sul letto, sul pavimento.
Imparava a conoscerle e viveva di loro.
Sapeva che non c'erano fiori per loro, ma solo la lampada sul comodino.
Era il suo segreto lucente, il suo mondo di capire il mondo che d'inverno si confonde nel fumo dei camini.
Ogni notte, nella sua stanza, tutte quelle ali colorate le insegnavano la vita, che è proprio come il cioccolato pensava la bambina con i calzini colorati: non ne hai mai abbastanza, solo che poi fa male. E finisce che hai paura.
Ma non bisogna avere paura perchè le nuvole non ne hanno quando il vento le spinge lontano, chissà dove.
E lei voleva essere come le nuvole.
Di giorno nessuno poteva vedere le sue farfalle, perchè si nascondevano abilmente agli occhi della gente: diventavano invisibili e non facevano rumore.
Ma erano ovunque in quella piccola stanza, in attesa che giungesse la sera e ne arrivassero delle altre, nuove, a farsi bastare la luce della lampada sul comodino.
Nessuno lo sa, pensava la bambina con i calzini colorati, ma ha dentro di se milioni di farfalle che aspettano solamente di poter prendere il volo ed essere rubate da qualcuno che le tenga con se perchè le ama e ha bisogno di loro.
Per crescere.
Mi sono perso.
Su quel treno mi sono perso.
Tra campi tutti uguali e montagne in fila all'orizzonte.
Leggeva un libro dalle pagine ingiallite e giocava con i capelli che le scendevano disciplinati sulle spalle.
In quella notte aliena e surreale mi sono perso.
Dal finestrino il mondo sembrava inoffensivo e placido, senza nessun rancore per me, che ne avevo per lui.
Addormentato, il mondo. Perché deve essere stanco anche lui a volte.
Negli occhi solo i riflessi dei minuti andati e lei.
Silenziosa nel suo maglione grigio e lontana dietro gli occhiali trasparenti.
Nella mia mente una canzone: cullava la fantasia e la trasportava oltre quei sedili, in un letto disfatto e complice.
Mentre correvo da te mi sono perso.
In quei capelli castani e in quel viso spigoloso, tra quelle labbra disegnate e quegli occhi che non incontravano i miei.
Le mie mani volevano sfiorare la sua pelle e le mie parole volevano raccontarle una vita che non c'è.
Su quel treno mi sono perso.
Ora so cosa significa e che non si può tornare indietro.
Potrai mai perdonarmi?
Tra campi tutti uguali e montagne in fila all'orizzonte.
Leggeva un libro dalle pagine ingiallite e giocava con i capelli che le scendevano disciplinati sulle spalle.
In quella notte aliena e surreale mi sono perso.
Dal finestrino il mondo sembrava inoffensivo e placido, senza nessun rancore per me, che ne avevo per lui.
Addormentato, il mondo. Perché deve essere stanco anche lui a volte.
Negli occhi solo i riflessi dei minuti andati e lei.
Silenziosa nel suo maglione grigio e lontana dietro gli occhiali trasparenti.
Nella mia mente una canzone: cullava la fantasia e la trasportava oltre quei sedili, in un letto disfatto e complice.
Mentre correvo da te mi sono perso.
In quei capelli castani e in quel viso spigoloso, tra quelle labbra disegnate e quegli occhi che non incontravano i miei.
Le mie mani volevano sfiorare la sua pelle e le mie parole volevano raccontarle una vita che non c'è.
Su quel treno mi sono perso.
Ora so cosa significa e che non si può tornare indietro.
Potrai mai perdonarmi?
"Non prendertela Bloom..."
Cara Bloom,
ti scrivo perché tu e le tue ali sarete archiviate al più presto nello scaffale dei confronti inutili e distruttivi.
Tempi duri per le fate da queste parti.
C'è aria di novità.
Un gelido vento di febbraio ha scoperchiato il cielo e quelle brutte nuvole grigie se ne sono andate via chissà dove, lontano, molto lontano dalla stanza viola.
Qui splende il sole Bloom, un sole che scioglie la neve e si infila negli angoli bui e impolverati, un sole che sa di primavera e di mare.
Ha smesso di piovere e gli occhi vedono rugiada, non lacrime.
Ok, tu hai le ali e le sbatti ogni volta che ti va.
Ma sai volare? Riesci a sollevarti da terra e fluttuare sulle correnti invisibili? Puoi vedere il mondo dall'alto, da lassù, dove tutto è vero e bellissimo?
Bloom, Bloom...
Sono così cieca a volte.
Bastano un paio di occhi azzurri, dei capelli biondi e due ali per fare di te una fata?
Le ali devi saperle usare, gli occhi devono essere in grado di vedere e i capelli devono potersi spettinare quando il vento urla.
Io so volare, so guardare, permetto al vento di infilarsi tra i miei capelli quando deve farlo.
I miei calzini sono colorati e c'è un tricheco sui miei piedi che mi sorride ogni volta che lo osservo.
Di notte dormo con un elefante sulla pancia: si chiama Clarabelle La Plus Belle.
Gioco a carte con un bambino di otto anni e perdo sempre per la gioia di vederlo luminoso per aver stracciato un'adulta.
Canto ogni volta che posso e ho sempre voglia di ridere. Una gran voglia, sempre.
Rubo farfalle di tutti i colori dalla bocca delle persone e passo le giornate con loro.
Ne ho una stanza piena, nessuno può vederle tranne me, ma sono tantissime e mi insegnano il mondo.
Quello che si nasconde dietro i cappotti d'inverno e dietro gli occhiali da sole d'estate. Quello incastonato in fondo ad occhi tristi e quello libero tra le dita di una mano.
Il mondo fatto di anime, quello fragile come le foglie che d'autunno si lasciano cadere sui marciapiedi, quello che cambia come cambia la luna nelle notti, quello troppo veloce come i giorni che spariscono nei calendari, quello cattivo come è cattiva la fame, difficile com'è difficile contare le stelle, quello amato come si ama un padre.
Bloom, volo molto più in alto di te e rubo farfalle.
Vedo il sole che che illumina la mia finestra e le montagne che si risvegliano dall'inverno.
Ho sorrisi tutt'intorno a me e uno scrigno per i brutti ricordi e uno molto più pieno di giorni da scolpire nel cuore e nella memoria.
Ho una scatola piena di colori per far sparire tutto il grigio delle strade, ho un cuscino a forma di cuore e un salvadanaio a forma di gatto.
Ho una lampada azzurra con nuvole e pecorelle che ci scorrazzano sopra e un'altra con il fiore di tutti i colori.
Ho un quaderno a righe preso ad Amsterdam pieno zeppo di parole e un'altro di Lisbona ancora da riempire.
Ho una tazza con un ranocchio e un cassetto pieno di fotografie.
Un quadro con una donna di spalle, che ad immaginarsela deve essere bellissima. Una stilografica rosa e arancione e un sole con i raggi che sono spaghetti.
In mezzo a tutto questo, cosa sono le tue piccole ali?
Puoi sbatterle quanto vuoi cara Bloom, ma non volerai mai in alto, lassù, dove tutto è vero e bellissimo.
Io rubo farfalle e imparo il mondo.
Vivo di sorrisi e spalanco gli occhi.
Cerco ancora di capire dove inizia l'arcobaleno e dove va a finire la notte quando nasce il sole.
Non prendertela Bloom, avrai anche tu calzini colorati, salvadanai a forma di gatto e lampade con nuvole e pecorelle.
E' solo che io li ho già adesso...
ti scrivo perché tu e le tue ali sarete archiviate al più presto nello scaffale dei confronti inutili e distruttivi.
Tempi duri per le fate da queste parti.
C'è aria di novità.
Un gelido vento di febbraio ha scoperchiato il cielo e quelle brutte nuvole grigie se ne sono andate via chissà dove, lontano, molto lontano dalla stanza viola.
Qui splende il sole Bloom, un sole che scioglie la neve e si infila negli angoli bui e impolverati, un sole che sa di primavera e di mare.
Ha smesso di piovere e gli occhi vedono rugiada, non lacrime.
Ok, tu hai le ali e le sbatti ogni volta che ti va.
Ma sai volare? Riesci a sollevarti da terra e fluttuare sulle correnti invisibili? Puoi vedere il mondo dall'alto, da lassù, dove tutto è vero e bellissimo?
Bloom, Bloom...
Sono così cieca a volte.
Bastano un paio di occhi azzurri, dei capelli biondi e due ali per fare di te una fata?
Le ali devi saperle usare, gli occhi devono essere in grado di vedere e i capelli devono potersi spettinare quando il vento urla.
Io so volare, so guardare, permetto al vento di infilarsi tra i miei capelli quando deve farlo.
I miei calzini sono colorati e c'è un tricheco sui miei piedi che mi sorride ogni volta che lo osservo.
Di notte dormo con un elefante sulla pancia: si chiama Clarabelle La Plus Belle.
Gioco a carte con un bambino di otto anni e perdo sempre per la gioia di vederlo luminoso per aver stracciato un'adulta.
Canto ogni volta che posso e ho sempre voglia di ridere. Una gran voglia, sempre.
Rubo farfalle di tutti i colori dalla bocca delle persone e passo le giornate con loro.
Ne ho una stanza piena, nessuno può vederle tranne me, ma sono tantissime e mi insegnano il mondo.
Quello che si nasconde dietro i cappotti d'inverno e dietro gli occhiali da sole d'estate. Quello incastonato in fondo ad occhi tristi e quello libero tra le dita di una mano.
Il mondo fatto di anime, quello fragile come le foglie che d'autunno si lasciano cadere sui marciapiedi, quello che cambia come cambia la luna nelle notti, quello troppo veloce come i giorni che spariscono nei calendari, quello cattivo come è cattiva la fame, difficile com'è difficile contare le stelle, quello amato come si ama un padre.
Bloom, volo molto più in alto di te e rubo farfalle.
Vedo il sole che che illumina la mia finestra e le montagne che si risvegliano dall'inverno.
Ho sorrisi tutt'intorno a me e uno scrigno per i brutti ricordi e uno molto più pieno di giorni da scolpire nel cuore e nella memoria.
Ho una scatola piena di colori per far sparire tutto il grigio delle strade, ho un cuscino a forma di cuore e un salvadanaio a forma di gatto.
Ho una lampada azzurra con nuvole e pecorelle che ci scorrazzano sopra e un'altra con il fiore di tutti i colori.
Ho un quaderno a righe preso ad Amsterdam pieno zeppo di parole e un'altro di Lisbona ancora da riempire.
Ho una tazza con un ranocchio e un cassetto pieno di fotografie.
Un quadro con una donna di spalle, che ad immaginarsela deve essere bellissima. Una stilografica rosa e arancione e un sole con i raggi che sono spaghetti.
In mezzo a tutto questo, cosa sono le tue piccole ali?
Puoi sbatterle quanto vuoi cara Bloom, ma non volerai mai in alto, lassù, dove tutto è vero e bellissimo.
Io rubo farfalle e imparo il mondo.
Vivo di sorrisi e spalanco gli occhi.
Cerco ancora di capire dove inizia l'arcobaleno e dove va a finire la notte quando nasce il sole.
Non prendertela Bloom, avrai anche tu calzini colorati, salvadanai a forma di gatto e lampade con nuvole e pecorelle.
E' solo che io li ho già adesso...
domenica 14 febbraio 2010
Un passo avanti, tre indietro.
Ci sono pensieri che non se ne vanno. Più fanno male e più ci tormentano.
La mia forza è una bugia. Ed io sono nulla. Ed io sono persa.
Domani non ci penserò, o forse si. Domani sarà bello, oggi non lo so.
Smetto di inventarmi pensieri, è una guerra persa. Mi odio ogni istante un po' di più.
Molto tempo fa ero diversa, oggi sono questo.
Amara la tristezza, amara la sconfitta.
Non fumo nemmeno più.
Un passo avanti, tre indietro.
La mia forza è una bugia. Ed io sono nulla. Ed io sono persa.
Domani non ci penserò, o forse si. Domani sarà bello, oggi non lo so.
Smetto di inventarmi pensieri, è una guerra persa. Mi odio ogni istante un po' di più.
Molto tempo fa ero diversa, oggi sono questo.
Amara la tristezza, amara la sconfitta.
Non fumo nemmeno più.
Un passo avanti, tre indietro.
lunedì 25 gennaio 2010
Mà..Mà...Mà...
Un artista visivo che ama le parole.
Immagini che raccontano e parole che dipingono.
Questo è Mà.
E dovrebbe passare di qui.
Qui ci sono i miei "tormenti notturni".
Claire
Immagini che raccontano e parole che dipingono.
Questo è Mà.
E dovrebbe passare di qui.
Qui ci sono i miei "tormenti notturni".
Claire
lunedì 11 gennaio 2010
Come se. Che bel suono "come se"...
Come se…
Come se questa pioggia non sciogliesse la neve e le mie mani potessero afferrarti ancora.
Come se non fosse mai finito ciò che forse non ha mai avuto inizio, come se davvero le bugie che ci siamo detti fossero sacrosanta verità.
Solo che…
Solo che la vita è un sogno che non si avvera e i giorni sono lame nel cuore
quando vorresti solo dolcezza e pace.
Solo che…
Solo che io sono io e tu sei tu, maledetto bambino.
Come se tutto fosse una bolla di sapone che vola in un pomeriggio d’estate
e l’estate non dovesse finire mai.
Come se il mio migliore amico potesse curare le mie ferite con un corpetto nero e il mio letto non fosse così gelido la notte.
Solo che mica posso raccontarmi balle per l’eternità e questa vita dovrò pur viverla e crescere sarà inevitabile prima o poi.
Ma chissà poi perché.
Guardo foto di ragazzini spensierati e vedo stupide finzioni a riempire ore desolate che altrimenti finirebbero negli inceneritori delle cose inutili.
Sigarette e bicchieri di vino a farmi compagnia, amici che non sono amici
e se non li cerchi tu spariscono.
Amici che non sono amici e se non sei come ti vogliono spariscono.
Amici che non sono amici e alla prima novità si scordano di te e spariscono.
Dare importanza a cosa?
Credere in cosa?
Io sono io e lo sarò fino alla fine dei miei giorni.
Sia quel che sia.
Forse è solo paura, maledetta paura di non si sa cosa.
Scordatevi di me che io non mi scorderò mai di voi.
Rimango qui e mi chiedo perché.
Scrivimi solo se ne hai voglia.
E la voglia non esiste e tu non esisti e tutto è una gran pagliacciata.
Lasciatemi volteggiare sulle note dell’alcol che mi fa compagnia e
dimenticate che ho un cuore, molto più grande del vostro, capace di discernere cosa è bene e cosa non lo è.
Non esisto e ne sono fiera.
Mi perdo e ne sono felice.
Sprofondo nel nulla e mi diletto nel niente più improbabile.
Chi siete per me?
Tutto, ecco cosa.
Come se questa pioggia non sciogliesse la neve e le mie mani potessero afferrarti ancora.
Come se non fosse mai finito ciò che forse non ha mai avuto inizio, come se davvero le bugie che ci siamo detti fossero sacrosanta verità.
Solo che…
Solo che la vita è un sogno che non si avvera e i giorni sono lame nel cuore
quando vorresti solo dolcezza e pace.
Solo che…
Solo che io sono io e tu sei tu, maledetto bambino.
Come se tutto fosse una bolla di sapone che vola in un pomeriggio d’estate
e l’estate non dovesse finire mai.
Come se il mio migliore amico potesse curare le mie ferite con un corpetto nero e il mio letto non fosse così gelido la notte.
Solo che mica posso raccontarmi balle per l’eternità e questa vita dovrò pur viverla e crescere sarà inevitabile prima o poi.
Ma chissà poi perché.
Guardo foto di ragazzini spensierati e vedo stupide finzioni a riempire ore desolate che altrimenti finirebbero negli inceneritori delle cose inutili.
Sigarette e bicchieri di vino a farmi compagnia, amici che non sono amici
e se non li cerchi tu spariscono.
Amici che non sono amici e se non sei come ti vogliono spariscono.
Amici che non sono amici e alla prima novità si scordano di te e spariscono.
Dare importanza a cosa?
Credere in cosa?
Io sono io e lo sarò fino alla fine dei miei giorni.
Sia quel che sia.
Forse è solo paura, maledetta paura di non si sa cosa.
Scordatevi di me che io non mi scorderò mai di voi.
Rimango qui e mi chiedo perché.
Scrivimi solo se ne hai voglia.
E la voglia non esiste e tu non esisti e tutto è una gran pagliacciata.
Lasciatemi volteggiare sulle note dell’alcol che mi fa compagnia e
dimenticate che ho un cuore, molto più grande del vostro, capace di discernere cosa è bene e cosa non lo è.
Non esisto e ne sono fiera.
Mi perdo e ne sono felice.
Sprofondo nel nulla e mi diletto nel niente più improbabile.
Chi siete per me?
Tutto, ecco cosa.
martedì 29 dicembre 2009
2010 ti aspetto!
Attendo con gioia il 2010.
Un paio di obiettivi me lo rendono caro:
1) Conoscere Madel
2) Un concerto in zona
In un anno ci sono 12 mesi e tutto si può fare.
Fiduciosa, ci credo.
Nel frattempo, poi, altri obiettivi si metteranno in coda.
Mi hanno insegnato che bisogna avere fede e che ciò che conta di più è la volontà.
Grazie.
Io mi fido.
Un paio di obiettivi me lo rendono caro:
1) Conoscere Madel
2) Un concerto in zona
In un anno ci sono 12 mesi e tutto si può fare.
Fiduciosa, ci credo.
Nel frattempo, poi, altri obiettivi si metteranno in coda.
Mi hanno insegnato che bisogna avere fede e che ciò che conta di più è la volontà.
Grazie.
Io mi fido.
venerdì 25 dicembre 2009
Immobile, avanzo.
La fine è un risveglio ed io non sono ancora pronta.
Dormirò sonni fragili senza rispetto per voi, che vi affannate per ciò che non esiste.
Piccole fate dei boschi e dei fiori, prendetemi con voi e cullatemi, curatemi con i vostri dolci sorrisi e le vostre ali trasparenti.
Insegnatemi l'addio ai desideri, qui, in questo cielo pesante e distante da ciò che immaginavo.
Io, piccola artista della verità, continuerò in eterno a disturbare i vostri piani.
Falsi onesti, temete la lealtà e con essa io combatto.
Immobile, nel mio sonno vegliato dalle fate, avanzo molto più di voi.
Dormirò sonni fragili senza rispetto per voi, che vi affannate per ciò che non esiste.
Piccole fate dei boschi e dei fiori, prendetemi con voi e cullatemi, curatemi con i vostri dolci sorrisi e le vostre ali trasparenti.
Insegnatemi l'addio ai desideri, qui, in questo cielo pesante e distante da ciò che immaginavo.
Io, piccola artista della verità, continuerò in eterno a disturbare i vostri piani.
Falsi onesti, temete la lealtà e con essa io combatto.
Immobile, nel mio sonno vegliato dalle fate, avanzo molto più di voi.
lunedì 14 dicembre 2009
12 e 13 dicembre 2009
Quelle dita, quella chitarra.
E poi quella voce.
Gli occhi spalancati a non perdere quel punto sul soffitto che è un'ancora sicura per non perdersi nei pensieri. O tra la gente. Seduta, immobile e concentrata, silenziosa, rapita, innamorata e
catturata dalle storie che danzano in quello scantinato.
Un bicchiere di vino, due bicchieri, vino e basta.
Sorrisi regalati al nulla, esplodono e non se ne vanno.
L'ultimo applauso, ma non è l'ultimo. Un altro ancora, l'ultimo per davvero.
E tutti in piedi che se ne vanno.
Ma io, noi, rimaniamo lì.
L'attesa che non è attesa, ma che diventa realtà. L'ho respirata.
Quegli occhi di fronte e una mano che stringe la mia.
Quella voce che dice:"lo so". La mia che trema. La mia che sparisce.
Poi, fuori, il freddo, che non è più così freddo.
E il traffico, che non è più così intenso. Adesso è sopportabile. Adesso è vita. E' sabato sera.
Ora è dolce la pioggia che batte contro il vetro e la strada deserta è una compagna piacevole nelle ore passate a parlare. Di tutto, del mondo, di noi, del Natale che ci fa schifo e dei M. che avranno spaccato e ce li siamo persi.
Ma eravamo dove dovevamo essere ieri sera. E ieri notte. E oggi pomeriggio.
Con la prima neve che tutti adorano e noi detestiamo, con il navigatore che ci ha salvato la vita e madri che non sono madri e non dovrebbero fare le madri. Con gatti nascosti negli armadi e sonni pesanti, di piombo.
Tra gabbie e magliette a righe, eterosessuali che ordinano un crodino, piadine per tutti che abbiamo fame di brutto e non abbiamo trovato un lurido. Niente panozzo dai porcari.
E le scale si fanno e il chitarrista mi ha sorriso e le ho cantate tutte. Maledetti semafori, arriveremo tardi. No, siamo arrivate al momento giusto. Ma Rossella non c'era e ho lasciato il libro a quel Davide.
Ma c'era lui. Loro. Su quel palco, piccolissimo, in sei.
E "Grazie di essere venuta", oggi, quando meno te l'aspetti. E "Se vengo a suonare dalle tue parti passo a trovarti".
Che importa se son parole dette tanto per dire. Proprio nulla. Ma meno di zero.
Conta solo che il 12 ed il 13 dicembre 2009 passeranno alla storia e io so chi devo ringraziare.
La mia compagna di concerti e lui.
Può anche andare a farsi fottere il 2009.
Ho vinto io.
E poi quella voce.
Gli occhi spalancati a non perdere quel punto sul soffitto che è un'ancora sicura per non perdersi nei pensieri. O tra la gente. Seduta, immobile e concentrata, silenziosa, rapita, innamorata e
catturata dalle storie che danzano in quello scantinato.
Un bicchiere di vino, due bicchieri, vino e basta.
Sorrisi regalati al nulla, esplodono e non se ne vanno.
L'ultimo applauso, ma non è l'ultimo. Un altro ancora, l'ultimo per davvero.
E tutti in piedi che se ne vanno.
Ma io, noi, rimaniamo lì.
L'attesa che non è attesa, ma che diventa realtà. L'ho respirata.
Quegli occhi di fronte e una mano che stringe la mia.
Quella voce che dice:"lo so". La mia che trema. La mia che sparisce.
Poi, fuori, il freddo, che non è più così freddo.
E il traffico, che non è più così intenso. Adesso è sopportabile. Adesso è vita. E' sabato sera.
Ora è dolce la pioggia che batte contro il vetro e la strada deserta è una compagna piacevole nelle ore passate a parlare. Di tutto, del mondo, di noi, del Natale che ci fa schifo e dei M. che avranno spaccato e ce li siamo persi.
Ma eravamo dove dovevamo essere ieri sera. E ieri notte. E oggi pomeriggio.
Con la prima neve che tutti adorano e noi detestiamo, con il navigatore che ci ha salvato la vita e madri che non sono madri e non dovrebbero fare le madri. Con gatti nascosti negli armadi e sonni pesanti, di piombo.
Tra gabbie e magliette a righe, eterosessuali che ordinano un crodino, piadine per tutti che abbiamo fame di brutto e non abbiamo trovato un lurido. Niente panozzo dai porcari.
E le scale si fanno e il chitarrista mi ha sorriso e le ho cantate tutte. Maledetti semafori, arriveremo tardi. No, siamo arrivate al momento giusto. Ma Rossella non c'era e ho lasciato il libro a quel Davide.
Ma c'era lui. Loro. Su quel palco, piccolissimo, in sei.
E "Grazie di essere venuta", oggi, quando meno te l'aspetti. E "Se vengo a suonare dalle tue parti passo a trovarti".
Che importa se son parole dette tanto per dire. Proprio nulla. Ma meno di zero.
Conta solo che il 12 ed il 13 dicembre 2009 passeranno alla storia e io so chi devo ringraziare.
La mia compagna di concerti e lui.
Può anche andare a farsi fottere il 2009.
Ho vinto io.
venerdì 20 novembre 2009
Pulp, omaggio.
Come quella volta in cui un amico faceva cena per il compleanno e mi ha chiesto se gli facevo il tiramisù.
O quella in cui Alice mi ha chiamata e mi ha chiesto posso passare e prima di andare via mi ha detto grazie per avermi ascoltata.
O tutte le volte che Maddalena mi chiede se le racconto la storia del lupo e i sette capretti che quella è proprio la più bella di tutte.
E allora tra le pagine di un libro puoi cambiare idea, smettere di avercela con quella canzone, con quella persona, con quella storia.
I numeri dispari non sono poi così male e annoiano meno di quelli pari.
La bella addormentata, effettivamente, non ti ha mai fatto nulla.
Quella troia se è così troia ci sarà un motivo. L’autunno, poi, è arrivato tardi quest’anno.
Ma il 2010 arriverà puntuale, con o senza neve. Ma la neve ci sarà?
Un treno che viaggia, un treno che scappa, un treno che neanche lo sa che sta facendo. Se lo sapesse. Ma non potrebbe saperlo. Provate a dirglielo voi se fa fermate nelle vostre città. Se lo vedete passare.
Il mondo, però, continua a non piacermi e non ci posso fare nulla.
Solo che non poterci far nulla è da sempre qualcosa di dissanguante. Nulla è proprio poco.
Crack e fiumi a scorrere, non azzurri però. Niente colline, figurati praterie.
Dilaniante.
Ma immaginatelo detto pulp, vi prego.
Con la faccia schifata e la voce roca, la bocca storta in una smorfia sadica.
Dilaniante.
PULP! MOLTO PULP! PURE TROPPO!
E con questo, io ho finito.
O quella in cui Alice mi ha chiamata e mi ha chiesto posso passare e prima di andare via mi ha detto grazie per avermi ascoltata.
O tutte le volte che Maddalena mi chiede se le racconto la storia del lupo e i sette capretti che quella è proprio la più bella di tutte.
E allora tra le pagine di un libro puoi cambiare idea, smettere di avercela con quella canzone, con quella persona, con quella storia.
I numeri dispari non sono poi così male e annoiano meno di quelli pari.
La bella addormentata, effettivamente, non ti ha mai fatto nulla.
Quella troia se è così troia ci sarà un motivo. L’autunno, poi, è arrivato tardi quest’anno.
Ma il 2010 arriverà puntuale, con o senza neve. Ma la neve ci sarà?
Un treno che viaggia, un treno che scappa, un treno che neanche lo sa che sta facendo. Se lo sapesse. Ma non potrebbe saperlo. Provate a dirglielo voi se fa fermate nelle vostre città. Se lo vedete passare.
Il mondo, però, continua a non piacermi e non ci posso fare nulla.
Solo che non poterci far nulla è da sempre qualcosa di dissanguante. Nulla è proprio poco.
Crack e fiumi a scorrere, non azzurri però. Niente colline, figurati praterie.
Dilaniante.
Ma immaginatelo detto pulp, vi prego.
Con la faccia schifata e la voce roca, la bocca storta in una smorfia sadica.
Dilaniante.
PULP! MOLTO PULP! PURE TROPPO!
E con questo, io ho finito.
sabato 14 novembre 2009
Piccole invasioni di campo. Che non sono mai tanto piccole.
I compleanni di novembre, ma anche i concerti.
E quello dei Green Day è stato uno spettacolo, anche se non ho più diciassette anni da un pezzo.
La gran verità che il tempo cancella ogni ferita; la gran verità che funziona solo con quelle superficiali.
Nuove forme di libertà.
Piccole invasioni di campo. Che non sono mai tanto piccole.
Peter Pan e l’Isola Che Non C’è e Trilli e i Bimbi Sperduti. Ma non so chi di loro vorrei essere. Ma so che per Capitan Uncino mi spiace un sacco: è l’uomo più sfigato di tutti i mari.
Nessun approdo, ma pensieri coraggiosi che si fanno spazio nel labirinto delle possibilità. Quelle che scegliamo noi, se davvero scegliamo qualcosa.
Visi nuovi, anche. Anime più o meno antiche che si trovano a passare di qui e si fermano, per un po’, per un niente, per sempre. In mille modi diversi. In un unico modo, sempre quello.
Incognite mai risolte, teoremi e postulati zoppicanti, frazioni che si semplificano e danno sempre uno.
Allora forse è meglio non sapere, galleggiare dubbiosi fra tanti casi tendenti allo zero, cullarsi nel mare dei risultati diversi, che tanto è sbagliato sul libro, di fisso.
Ho meno paura di altre persone, il che mi fa sorridere.
Non sarà lei ad impedire l’evoluzione delle piccole invasioni di campo.
Volli, sempre volli, fortissimamente volli. Alfieri docet ed io mi accodo.
Le strade si dividono sempre.
Cartellino giallo o rosso non fa differenza.
E’ l’esserci stati che permetterà, un giorno, di raccontarlo.
E io, al concerto dei Green Day, c’ero.
E quello dei Green Day è stato uno spettacolo, anche se non ho più diciassette anni da un pezzo.
La gran verità che il tempo cancella ogni ferita; la gran verità che funziona solo con quelle superficiali.
Nuove forme di libertà.
Piccole invasioni di campo. Che non sono mai tanto piccole.
Peter Pan e l’Isola Che Non C’è e Trilli e i Bimbi Sperduti. Ma non so chi di loro vorrei essere. Ma so che per Capitan Uncino mi spiace un sacco: è l’uomo più sfigato di tutti i mari.
Nessun approdo, ma pensieri coraggiosi che si fanno spazio nel labirinto delle possibilità. Quelle che scegliamo noi, se davvero scegliamo qualcosa.
Visi nuovi, anche. Anime più o meno antiche che si trovano a passare di qui e si fermano, per un po’, per un niente, per sempre. In mille modi diversi. In un unico modo, sempre quello.
Incognite mai risolte, teoremi e postulati zoppicanti, frazioni che si semplificano e danno sempre uno.
Allora forse è meglio non sapere, galleggiare dubbiosi fra tanti casi tendenti allo zero, cullarsi nel mare dei risultati diversi, che tanto è sbagliato sul libro, di fisso.
Ho meno paura di altre persone, il che mi fa sorridere.
Non sarà lei ad impedire l’evoluzione delle piccole invasioni di campo.
Volli, sempre volli, fortissimamente volli. Alfieri docet ed io mi accodo.
Le strade si dividono sempre.
Cartellino giallo o rosso non fa differenza.
E’ l’esserci stati che permetterà, un giorno, di raccontarlo.
E io, al concerto dei Green Day, c’ero.
giovedì 5 novembre 2009
"Sbatti le ali per me, Bloom?"
Oggi ho rivestito di note una scatola, attaccato figurine su un album, parlato di calcio e studiato una poesia a memoria.
Stare con i bambini fa effettivamente bene.
E se devono disegnare gli ingredienti della pozione magica di una strega, loro disegnano anche l'etichetta e ci scrivono che cosa contiene: "occhio di topo", "bava di rospo", "orecchio di pipistrello", "coda di drago".
Roba che a te non verrebbe mai, ma ma-i!
Al massimo coloreresti gli ingredienti di colori diversi, ma non ti verrebbe mai di scriverci anche l'etichetta. Pazzesco.
E ci rimani un po' bene e un po' male.
Un po' bene perché è dolcissima e meravigliosa come immagine e di colpo ti ricordi che li hai avuti anche tu, otto anni. Un po' male perché ti prende un nodo alla gola che non te lo togli più per tutto il giorno.
Perchè tu l'hai persa la fantasia, per quanto ti ostini ad affermare il contrario, quella vera che ti trasporta altrove e non vorresti più tornare, quella l'hai persa.
E ci rimani malissimo.
Ti osservi e guardi quello che sei, pensi che tra un po' sarà Natale e che lei c'era venerdì e c'era sabato. E tu non ci sei più.
Una Winx è preferibile. Posso ben capirlo. E' che vorrei che mi facesse vedere come sbatte le ali quella Bloom. Davvero.
Che poi lei userà "polvere di luna" e "vento del deserto" come ingredienti magici, mica rospi e cose. Ma questa è un'altra storia.
Attendo i concertoni di novembre e dicembre, le ottime compagnie, qualche serata casalinga e qualche cenaccia.
Leggo "Le affinità elettive" e coccolo la mia miciona. Ascolto la musica a tutto volume e rido il più possibile.
Così facendo arriverà anche il fottuto Natale.
Ma quest'anno non deve cogliermi impreparata.
Indosserò lo "Scudo-magico-anti-Natale" che mi ha consegnato il Vecchio Saggio, più vecchio che saggio, alle pendici del "Monte della Vista Perduta", proprio dove nasce il "Fiume delle Parole Taciute".
Spero tanto che un giorno Bloom mi faccia vedere come sbatte quelle ali...
Stare con i bambini fa effettivamente bene.
E se devono disegnare gli ingredienti della pozione magica di una strega, loro disegnano anche l'etichetta e ci scrivono che cosa contiene: "occhio di topo", "bava di rospo", "orecchio di pipistrello", "coda di drago".
Roba che a te non verrebbe mai, ma ma-i!
Al massimo coloreresti gli ingredienti di colori diversi, ma non ti verrebbe mai di scriverci anche l'etichetta. Pazzesco.
E ci rimani un po' bene e un po' male.
Un po' bene perché è dolcissima e meravigliosa come immagine e di colpo ti ricordi che li hai avuti anche tu, otto anni. Un po' male perché ti prende un nodo alla gola che non te lo togli più per tutto il giorno.
Perchè tu l'hai persa la fantasia, per quanto ti ostini ad affermare il contrario, quella vera che ti trasporta altrove e non vorresti più tornare, quella l'hai persa.
E ci rimani malissimo.
Ti osservi e guardi quello che sei, pensi che tra un po' sarà Natale e che lei c'era venerdì e c'era sabato. E tu non ci sei più.
Una Winx è preferibile. Posso ben capirlo. E' che vorrei che mi facesse vedere come sbatte le ali quella Bloom. Davvero.
Che poi lei userà "polvere di luna" e "vento del deserto" come ingredienti magici, mica rospi e cose. Ma questa è un'altra storia.
Attendo i concertoni di novembre e dicembre, le ottime compagnie, qualche serata casalinga e qualche cenaccia.
Leggo "Le affinità elettive" e coccolo la mia miciona. Ascolto la musica a tutto volume e rido il più possibile.
Così facendo arriverà anche il fottuto Natale.
Ma quest'anno non deve cogliermi impreparata.
Indosserò lo "Scudo-magico-anti-Natale" che mi ha consegnato il Vecchio Saggio, più vecchio che saggio, alle pendici del "Monte della Vista Perduta", proprio dove nasce il "Fiume delle Parole Taciute".
Spero tanto che un giorno Bloom mi faccia vedere come sbatte quelle ali...
venerdì 23 ottobre 2009
L'indicibile solitudine. Ode a Rilke.
Dormono sonni tranquilli
gli uomini
senza meraviglia negli occhi.
Perdono istanti di immenso
che li sfiora
in giorni qualunque
destinati all'oblio.
Stupirsi non è previsto
nelle loro esistenze logiche,
perdersi è segno di debolezza
fermarsi, di sconfitta.
La verità è misera
se non la si sfida.
Dormono sonni tranquilli
gli uomini
che non conoscono
l'indicibile solitudine
a cui siamo destinati.
gli uomini
senza meraviglia negli occhi.
Perdono istanti di immenso
che li sfiora
in giorni qualunque
destinati all'oblio.
Stupirsi non è previsto
nelle loro esistenze logiche,
perdersi è segno di debolezza
fermarsi, di sconfitta.
La verità è misera
se non la si sfida.
Dormono sonni tranquilli
gli uomini
che non conoscono
l'indicibile solitudine
a cui siamo destinati.
Squarci di solitudine leggera
Quella strana tensione, che non sai cos'è e non importa: è lei che ti spinge in avanti.
Una sottile gioia ingiustificata che non cerchi, ma ti accompagna anche in momenti all'apparenza vuoti e vacui.
Il non senso non mi spaventa più, al contrario mi attira e mi fa sorridere, fa parte di me e del mondo in cui vivo e dell'unverso che mi sono costruita intorno.
Non esistono gioie piccole o grandi, esiste solo la voglia di riconoscerle e ringraziarle, di viverle, ricordarle, portarle con sè finchè ci sarà memoria.
Abbandono la lotta, sentendomi più forte ora che ho compreso che la dolcezza è più forte di ogni pugno.
Non so se dimenticare possa essere curativo, ma sono certa che accettare possa salvare.
La solitudine delle mie notti mi è amica e confidente, consigliera senza parola, mi suggerisce le risposte che in mezzo al caos non trovano spazio e forma.
Soffocare i fili di pensieri non è per me: io li seguo, per ingarbugliati che siano, li seguo.
Aspettare l'alba sarà il mio compito, vederla per davvero la mia vittoria.
Sono il sole, sono il cielo sopra queste montagne, sono il mare lontano ma non poi così tanto.
Mani invisibili accarezzano il mio viso, non sento dolore,ma un abbraccio dal cuore del mondo che mi vuole e mi avrà.
Sorrido perchè è un dovere. Oggi lo è.
Una sottile gioia ingiustificata che non cerchi, ma ti accompagna anche in momenti all'apparenza vuoti e vacui.
Il non senso non mi spaventa più, al contrario mi attira e mi fa sorridere, fa parte di me e del mondo in cui vivo e dell'unverso che mi sono costruita intorno.
Non esistono gioie piccole o grandi, esiste solo la voglia di riconoscerle e ringraziarle, di viverle, ricordarle, portarle con sè finchè ci sarà memoria.
Abbandono la lotta, sentendomi più forte ora che ho compreso che la dolcezza è più forte di ogni pugno.
Non so se dimenticare possa essere curativo, ma sono certa che accettare possa salvare.
La solitudine delle mie notti mi è amica e confidente, consigliera senza parola, mi suggerisce le risposte che in mezzo al caos non trovano spazio e forma.
Soffocare i fili di pensieri non è per me: io li seguo, per ingarbugliati che siano, li seguo.
Aspettare l'alba sarà il mio compito, vederla per davvero la mia vittoria.
Sono il sole, sono il cielo sopra queste montagne, sono il mare lontano ma non poi così tanto.
Mani invisibili accarezzano il mio viso, non sento dolore,ma un abbraccio dal cuore del mondo che mi vuole e mi avrà.
Sorrido perchè è un dovere. Oggi lo è.
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