venerdì 20 novembre 2009

Pulp, omaggio.

Come quella volta in cui un amico faceva cena per il compleanno e mi ha chiesto se gli facevo il tiramisù.
O quella in cui Alice mi ha chiamata e mi ha chiesto posso passare e prima di andare via mi ha detto grazie per avermi ascoltata.
O tutte le volte che Maddalena mi chiede se le racconto la storia del lupo e i sette capretti che quella è proprio la più bella di tutte.
E allora tra le pagine di un libro puoi cambiare idea, smettere di avercela con quella canzone, con quella persona, con quella storia.
I numeri dispari non sono poi così male e annoiano meno di quelli pari.
La bella addormentata, effettivamente, non ti ha mai fatto nulla.
Quella troia se è così troia ci sarà un motivo. L’autunno, poi, è arrivato tardi quest’anno.
Ma il 2010 arriverà puntuale, con o senza neve. Ma la neve ci sarà?
Un treno che viaggia, un treno che scappa, un treno che neanche lo sa che sta facendo. Se lo sapesse. Ma non potrebbe saperlo. Provate a dirglielo voi se fa fermate nelle vostre città. Se lo vedete passare.
Il mondo, però, continua a non piacermi e non ci posso fare nulla.
Solo che non poterci far nulla è da sempre qualcosa di dissanguante. Nulla è proprio poco.
Crack e fiumi a scorrere, non azzurri però. Niente colline, figurati praterie.
Dilaniante.
Ma immaginatelo detto pulp, vi prego.
Con la faccia schifata e la voce roca, la bocca storta in una smorfia sadica.
Dilaniante.
PULP! MOLTO PULP! PURE TROPPO!
E con questo, io ho finito.

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