sabato 14 novembre 2009

Piccole invasioni di campo. Che non sono mai tanto piccole.

I compleanni di novembre, ma anche i concerti.
E quello dei Green Day è stato uno spettacolo, anche se non ho più diciassette anni da un pezzo.
La gran verità che il tempo cancella ogni ferita; la gran verità che funziona solo con quelle superficiali.
Nuove forme di libertà.
Piccole invasioni di campo. Che non sono mai tanto piccole.
Peter Pan e l’Isola Che Non C’è e Trilli e i Bimbi Sperduti. Ma non so chi di loro vorrei essere. Ma so che per Capitan Uncino mi spiace un sacco: è l’uomo più sfigato di tutti i mari.
Nessun approdo, ma pensieri coraggiosi che si fanno spazio nel labirinto delle possibilità. Quelle che scegliamo noi, se davvero scegliamo qualcosa.
Visi nuovi, anche. Anime più o meno antiche che si trovano a passare di qui e si fermano, per un po’, per un niente, per sempre. In mille modi diversi. In un unico modo, sempre quello.
Incognite mai risolte, teoremi e postulati zoppicanti, frazioni che si semplificano e danno sempre uno.
Allora forse è meglio non sapere, galleggiare dubbiosi fra tanti casi tendenti allo zero, cullarsi nel mare dei risultati diversi, che tanto è sbagliato sul libro, di fisso.
Ho meno paura di altre persone, il che mi fa sorridere.
Non sarà lei ad impedire l’evoluzione delle piccole invasioni di campo.
Volli, sempre volli, fortissimamente volli. Alfieri docet ed io mi accodo.
Le strade si dividono sempre.
Cartellino giallo o rosso non fa differenza.
E’ l’esserci stati che permetterà, un giorno, di raccontarlo.
E io, al concerto dei Green Day, c’ero.

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