Cara Bloom,
ti scrivo perché tu e le tue ali sarete archiviate al più presto nello scaffale dei confronti inutili e distruttivi.
Tempi duri per le fate da queste parti.
C'è aria di novità.
Un gelido vento di febbraio ha scoperchiato il cielo e quelle brutte nuvole grigie se ne sono andate via chissà dove, lontano, molto lontano dalla stanza viola.
Qui splende il sole Bloom, un sole che scioglie la neve e si infila negli angoli bui e impolverati, un sole che sa di primavera e di mare.
Ha smesso di piovere e gli occhi vedono rugiada, non lacrime.
Ok, tu hai le ali e le sbatti ogni volta che ti va.
Ma sai volare? Riesci a sollevarti da terra e fluttuare sulle correnti invisibili? Puoi vedere il mondo dall'alto, da lassù, dove tutto è vero e bellissimo?
Bloom, Bloom...
Sono così cieca a volte.
Bastano un paio di occhi azzurri, dei capelli biondi e due ali per fare di te una fata?
Le ali devi saperle usare, gli occhi devono essere in grado di vedere e i capelli devono potersi spettinare quando il vento urla.
Io so volare, so guardare, permetto al vento di infilarsi tra i miei capelli quando deve farlo.
I miei calzini sono colorati e c'è un tricheco sui miei piedi che mi sorride ogni volta che lo osservo.
Di notte dormo con un elefante sulla pancia: si chiama Clarabelle La Plus Belle.
Gioco a carte con un bambino di otto anni e perdo sempre per la gioia di vederlo luminoso per aver stracciato un'adulta.
Canto ogni volta che posso e ho sempre voglia di ridere. Una gran voglia, sempre.
Rubo farfalle di tutti i colori dalla bocca delle persone e passo le giornate con loro.
Ne ho una stanza piena, nessuno può vederle tranne me, ma sono tantissime e mi insegnano il mondo.
Quello che si nasconde dietro i cappotti d'inverno e dietro gli occhiali da sole d'estate. Quello incastonato in fondo ad occhi tristi e quello libero tra le dita di una mano.
Il mondo fatto di anime, quello fragile come le foglie che d'autunno si lasciano cadere sui marciapiedi, quello che cambia come cambia la luna nelle notti, quello troppo veloce come i giorni che spariscono nei calendari, quello cattivo come è cattiva la fame, difficile com'è difficile contare le stelle, quello amato come si ama un padre.
Bloom, volo molto più in alto di te e rubo farfalle.
Vedo il sole che che illumina la mia finestra e le montagne che si risvegliano dall'inverno.
Ho sorrisi tutt'intorno a me e uno scrigno per i brutti ricordi e uno molto più pieno di giorni da scolpire nel cuore e nella memoria.
Ho una scatola piena di colori per far sparire tutto il grigio delle strade, ho un cuscino a forma di cuore e un salvadanaio a forma di gatto.
Ho una lampada azzurra con nuvole e pecorelle che ci scorrazzano sopra e un'altra con il fiore di tutti i colori.
Ho un quaderno a righe preso ad Amsterdam pieno zeppo di parole e un'altro di Lisbona ancora da riempire.
Ho una tazza con un ranocchio e un cassetto pieno di fotografie.
Un quadro con una donna di spalle, che ad immaginarsela deve essere bellissima. Una stilografica rosa e arancione e un sole con i raggi che sono spaghetti.
In mezzo a tutto questo, cosa sono le tue piccole ali?
Puoi sbatterle quanto vuoi cara Bloom, ma non volerai mai in alto, lassù, dove tutto è vero e bellissimo.
Io rubo farfalle e imparo il mondo.
Vivo di sorrisi e spalanco gli occhi.
Cerco ancora di capire dove inizia l'arcobaleno e dove va a finire la notte quando nasce il sole.
Non prendertela Bloom, avrai anche tu calzini colorati, salvadanai a forma di gatto e lampade con nuvole e pecorelle.
E' solo che io li ho già adesso...
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