Oggi ho dipinto una scatola.
Di rosa e di viola, metalizzati, brillanti, cangianti, olè.
Ma mi è venuta una schifezza, come immaginavo.
Ho pensato ad un sacco di cose mentre la ricoprivo di colore, in una giornata di pioggia adirata con noi, stupidi uomini.
Non mi servirà mai a nulla, è troppo piccola per qualsiasi uso intelligente, rimarrà apparentemente vuota, anche se in realtà io la riempirò.
Ci metterò un po’ di sana cattiveria, di arrivismo, di volontà di affermazione, di vanità, per poterli usare quando è il momento.
Adesso basta.
Qui si cambia aria, si naviga verso lidi sconosciuti, si ricomincia a trent’anni resettando tutto, pulendo, disinfestando: tabula rasa (elettrificata).
E’ l’ora della verità e la verità è che a me le persone fanno schifo.
Ma schifo proprio. Sono scarse, piccole, stupide, meschine, pateticamente infelici e insoddisfatte.
Leccaculi recidivi, falsi congeniti, attori di centesimo ordine per carenza di carattere, idee, pensieri e quanta altra roba: ecco cosa vedo.
Se essere deboli non è una colpa e non può esserlo, scegliere il parassitarismo mentale come soluzione per ovviare al problema e colmare l’enorme lacuna, lo è, eccome.
Pecore, vivo in un mondo di pecore.
Salti tu? Salto anch’io!
Ma gli altri non saltano? Ah, allora non salto nemmeno io.
E come mi addormento se nessuna salta la staccionata?
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