lunedì 28 settembre 2009

Sorrisi strappati

Se ne stava al bancone con la disfatta tra le mani tremanti.
Non era un buon momento quello, si capiva al primo sguardo.
La cicatrice sul mento brillava alla luce dell'isegna che lampeggiava annoiata, l'espressione accigliata, le rughe sulla fronte a dire che lì c'erano pensieri importanti, meglio non disturbare.
I capelli ingrigiti, un po' arruffati, sembravano partecipare al suo dolore.
Mi sono avvicinato a lui, al mio Maestro, mi sono seduto vicino a lui ed ho ordinato una birra.
Non ho parlato. Ho aspettato.
"Me ne devo andare. Non posso più fare il clown. Ettore mi ha detto che non posso più rimanere, sono troppo vecchio. Non faccio più ridere, adesso ci sei tu e l'altro mezzo acrobata.
Ma io non so che cos'altro fare, io sono un clown, posso solo fare il clown. E adesso devo lasciare la carovana, dopo ventanni, capisci? Sai cosa sono ventanni? Sono una vita, passate in roulottes e a montare impalcature e tendoni, a preparare gli spettacoli, i numeri, le serate.
Giornate a provare e riprovare, cambiare, tentare, fallire, ricominciare.
Non ho un posto dove andare, non ho una famiglia, una moglie, un cane.
Non ho mai pensato sai che potesse finire? Me ne rendo conto adesso, che è successo ed io non l'avevo mai immaginato questo momento. Credevo che sarei morto chissà dove con tutti voi. Che invece adesso ve ne andrete, senza di me, perchè sono vecchio e non importa nient'altro. Non è importante che la mia vita è far ridere le persone, i bambini, chiunque abbia voglia di farlo, e non importa nemmeno che non so pensare ad altro, alla mia vita senza quattro ruote sotto al culo e una parrucca in testa.
Non ho senso senza le mie scarpe e il mio costume, non esisto, non ho spessore, non so nemmeno chi sono quando non sono travestito.
Ho gli occhi tristi sai? Come anche tu. Tutti i clown hanno gli occhi tristi.
E' un controsenso certo, ma è così. Ma quando ti trucchi il viso e indossi il naso finto te lo dimentichi, ti trasformi, risale in superficie quel brillio degli occhi vispi e allegri di un gran mattacchione.
E' una vocazione, una devozione all'allegria e alle risate, alla leggerezza e la spensieratezza.
Ma non importa a nessuno della mia anima e di cosa c'è nel mio cuore, il cuore di un clown.
Solo perchè viviamo di scemenze e assurdità significa che non abbiamo un cuore, dei sentimenti, che non conosciamo l'amore?
Io lo conosco, lo conosco bene: l'amore per il mio lavoro.
Quello per le donne l'ho conosciuto più volte, ma poi è sempre finito.
Quello per il circo, no, mai. Quello è cresciuto piano piano, giorno dopo giorno, paese dopo paese, di città in città, tra cieli grigi e cieli sereni. Fino a riempire ogni angolo del mio corpo e della mia mente.
Non fermarsi mai, conoscere gente ma non abituarsi mai a nessuno, vedere posti bellissimi, parlare con mille persone diverse.
La mia vita è sempre stata un viaggio, ma non ero mai solo.
Eravamo una grande famiglia.
Ogni tanto qualcuno se ne andava o decideva di fermarsi.
Ho detto molti addi, anche dolorosi, ma non mi sono mai fermato io.
E adesso mi ci fanno fermare per forza, loro.
Ragazzo sei giovane, goditi il tuo tempo che è ancora tutto da vivere, dona te stesso mentre sei in scena, dimentica gli occhi tristi e illumina la giornata di qualcuno.
Il mio tempo è passato. Ti ho insegnato tutto quello che sapevo, il resto sta a te.
Ora va, torno tra poco a prendere la mia roba."
Mi alzai senza dire nulla e tornai alla roulotte.
Lo lasciai solo a quel bancone, a guardarsi le mani tremanti cullare la sconfitta dell'ultima partenza.
Se ne andò in piena notte senza salutare nessuno, credo che sapesse che il dolore dell'addio l'avrebbe ucciso e scelse di evitarlo.
Se ne andò in silenzio, senza far ridere nessuno, verso una vita che non gli apparteneva.
Mi lasciò un biglietto infilato sotto la porta, diceva: "Adesso ho capito perchè i clown hanno sempre gli occhi tristi: anche se non vogliono ammetterlo, sanno che prima o poi questa vita meravigliosa finirà. Vivila giovane clown, anche per me che tanto l'ho amata."
Addio Maestro, oltre a mille sorrisi, mi hai strappato anche una lacrima.

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