In questo momento ciò che riesci a sentire è solo un gran freddo che ti stringe l'anima, la anestetizza, rendendola insensibile alla magia di vivere.
Sei assente, spento, altrove: non vuoi esserci, tantomeno partecipare.
Di logico non c'è nulla. C'è il passato, c'è tutta la vita lì in mezzo, c'è un vuoto che nemmeno tenti di riempire: non ci riusciresti.
C'è l'accettazione, la vecchia e sana accettazione. E c'è la pazienza, che da sempre ritengo essere una grandissima puttana, capace di farti sentire forte e saggio, quando in realtà, sei solo un codardo.
Ci sono gli errori, un sacco enorme, senza fondo. Tuoi, degli altri, di tutti, li trove ovunque, disseminati come croci lungo il sentiero accidentato della tua vita storta.
Ci sono macchie che spariscono ma corrodono e strappi ricuciti da fili troppo logori.
Lacrime che muoiono su labbra serrate e schiaffi dati per non dover affrontare gli occhi dell'altro e quello sguardo che non vorresti mai vedere: racconta che è nato qulcosa, perchè è morto altro, non è colpa tua. E' successo e basta.
Ci sono lotte di potere, il possesso è il fine che giustica i mezzi. Ma in fondo, nel nostro piccolo, ne siamo tutti un po' schiavi.
Ci sono le bugie: grandi, piccole, a fin di bene, per salvare il salvabile, perchè mentire era l'unica cosa da fare. Figlie di code di paglia incandescenti, ma sempre pronunciate guardando qualcuno negli occhi.
Ma ci sono anche io e adesso so cosa deve sparire.
Fino a farmi male, ma sparirà.
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