venerdì 3 aprile 2009

La notte di Tavira

La nave salperà venerdì mattina presto
e intanto io non mi aspetto nulla
e nemmeno mai l'ho chiesto.
Tutta la banda e i resti del reparto
camminano battuti
nella notte profonda di un canto
e si innamorano di donne povere
intrecciano capelli e piume
per quel poco che basta alla fiducia
e dimenticare un altro giorno alla fonda
attraversando una spiaggia sconosciuta.
Ho sempre creduto alle superstizioni
e ai racconti che la gente nasconde
lontano dalla fede e dalle consolazioni.
E ho svuotato ancora le mie tasche
per sentire il rimpianto gonfiarsi
nell'odore di pioggia e malto.
Ma non importa lascia stare
sarà solo come vui tu.
Ho posato quel che avevo sul bancone
e anni dopo non riuscivo più a pensare
che ci fossi ancora tu.
Avrei dovuto ascoltare i consigli di Mona
quando tutto era ancora possibile
tra le sue dita sottili di sposa
quando il sole alzava i suoi raggi leggeri
e nessuno di noi, nessuno, faceva della paura un pensiero.
Ma mentre il Paese cambiava opinione
io lasciavo la sua porta spalancata
e mi voltai per cercarla ancora
sulla piazza tra i cumuli di neve
quando lei era già rincasata.
E adesso che ho attraversato la pianura
e cantato coi vagabondi
fino ai lontani porti di vetro
per arrivare a guardare l'Africa
come una promessa
e capire che comunque non sarei mai più tornato indietro.
Ma non importa, lascia stare,
sarà solo come vuoi tu.
Ho posato quel che avevo sul bancone
e anni dopo non riuscivo più a pensare
che ci fossi ancora tu.
E ti ho confusa in molte altre,
ma mi sembra di averti baciato la notte scorsa
mentre Tavira si concedeva alle fiamme
E forse ero io
o forse era mio padre
che importanza vuoi che faccia?
Siamo caduti entrambi in una nube rovente
con una bandiera spezzata tra le braccia.

Mattia Donna


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