
Strategia del non considerare: indifferenza assoluta e totale verso chi si ama, chi si odia, chi ci ha fatto del male, chi l’ha messa ben bene lì, chi ci sta prendendo o prenderà, palesemente in giro.
Solo che va sempre tutto storto e ci si ritrova in un angolo, a parlare faccia a faccia con chi si doveva assolutamente evitare e a discutere di ciò che si doveva, senza scuse, dimenticare al più presto.
Strategia non funzionante, tenta ancora.
Strategia della diramazione, in cui l’essere umano (sedicente tale o pseudo- tale) si espande ovunque con reti di conoscenze e ragnatele elettromagnetiche, pur di avere qualcuno con cui passare il tempo ed essere proprio in quel locale, quella sera che c’è la squadra di calcio a festeggiare la fine del campionato.
Prima o poi, funziona alla grande, meglio se siete Satana in persona.
Strategie gaglioffe, strategie ridicole, strategie dettate da insicurezze crudeli che si divertono a tormentare il sensibilissimo ego, distruttivo, ok, ma pur sempre di una sensibilità scientificamente improbabile da misurare.
Strategia del dire la cosa giusta, meglio se detta già da qualcun altro, per non essere da meno e non perdere treni in corsa verso notti di sesso culturale con studenti trentenni, porci oltre ogni limite, ma con l’aria da intellettuali.
Strategia patetica, ma di lunga una delle più affidabili.
Strategia dell’enfatizzare la sbornia, di modo che all’indomani della figura di merda più grossa della vita, le responsabilità si possano scaricare tutte sul troppo alcol, chissà poi perché, un bicchiere e già decolli…eppure ieri sera non ti sei trattenuta/o…e si vedono i risultati: sei una mignotta/bastardo con o senza alcol in corpo.
Strategia in disuso, oggi son tutte/i mignotte/bastardi, sempre.
Strategia dell’io mi faccio i cazzi miei: non importa nulla di niente, solo la propria libertà e la propria vita vissuta come più aggrada. Strategia che funziona, semplicemente, in maniera splendida, dato che poi la scopata ci scappa sempre, con l’ochetta senza cervello, che si fa fregare dalla finta indipendenza di pensiero di un bimbetto che ancora non ha deciso se è punk, svarione-alternativo, sessantottino o reggae-sciallo-party-rasta-boy.
Strategia dello sfinimento: chi la dura la vince e io stresso finchè non ottengo. Funziona anche questa, dato che, spesso, per mancanza di alternative valide, causa sciopero dei neuroni, si finisce con l’accontentare chi di dovere pur di toglierselo dai piedi.
Strategia del riempire di balle, anche detta del prendere around.
Vecchio, vecchissimo trucco, inflazionato e dimenticato solo in stato vegetativo, del dire l’esatto opposto di quello che è in realtà.
Fissare negli occhi con sicurezza, alzare anche un po’ la voce per sembrare più credibili, improvvisare un moto d’animo di orgoglio ferito per accuse tanto infamanti e infondate, far sentire un fazzoletto usato la persona che, in realtà, aveva semplicemente visto chiaramente.
Inutile dire se funziona. Ovvio. Stupidi esseri.
Strategie stucchevoli, che tolgono il respiro, che fan ronzare le orecchie e svenire. Il tutto metaforicamente, ovvio.
Faticosa e miserevole un’esistenza all’insegna di comportamenti pre-studiati, decisi a tavolino, schematizzati su un foglio per non scordarsi passaggi importanti.
Carta bianca, ecco cosa voglio, cosa sono, chi sono!
Vi spaventa che io non abbia i bigliettini nascosti nel reggiseno? O vi stupisce?
C’è, tra le vostre strategie, quella dell’essere chi siete? E se non lo sapete, perché non cercate una risposta (che mai troverete…forse è tutto qui il senso…) anziché leggere le risposte su di un post-it giallo sbiadito?
Io e le mie domande retoriche…
Fate un po’ come credete, io ho carta bianca da riempire.
Solo che va sempre tutto storto e ci si ritrova in un angolo, a parlare faccia a faccia con chi si doveva assolutamente evitare e a discutere di ciò che si doveva, senza scuse, dimenticare al più presto.
Strategia non funzionante, tenta ancora.
Strategia della diramazione, in cui l’essere umano (sedicente tale o pseudo- tale) si espande ovunque con reti di conoscenze e ragnatele elettromagnetiche, pur di avere qualcuno con cui passare il tempo ed essere proprio in quel locale, quella sera che c’è la squadra di calcio a festeggiare la fine del campionato.
Prima o poi, funziona alla grande, meglio se siete Satana in persona.
Strategie gaglioffe, strategie ridicole, strategie dettate da insicurezze crudeli che si divertono a tormentare il sensibilissimo ego, distruttivo, ok, ma pur sempre di una sensibilità scientificamente improbabile da misurare.
Strategia del dire la cosa giusta, meglio se detta già da qualcun altro, per non essere da meno e non perdere treni in corsa verso notti di sesso culturale con studenti trentenni, porci oltre ogni limite, ma con l’aria da intellettuali.
Strategia patetica, ma di lunga una delle più affidabili.
Strategia dell’enfatizzare la sbornia, di modo che all’indomani della figura di merda più grossa della vita, le responsabilità si possano scaricare tutte sul troppo alcol, chissà poi perché, un bicchiere e già decolli…eppure ieri sera non ti sei trattenuta/o…e si vedono i risultati: sei una mignotta/bastardo con o senza alcol in corpo.
Strategia in disuso, oggi son tutte/i mignotte/bastardi, sempre.
Strategia dell’io mi faccio i cazzi miei: non importa nulla di niente, solo la propria libertà e la propria vita vissuta come più aggrada. Strategia che funziona, semplicemente, in maniera splendida, dato che poi la scopata ci scappa sempre, con l’ochetta senza cervello, che si fa fregare dalla finta indipendenza di pensiero di un bimbetto che ancora non ha deciso se è punk, svarione-alternativo, sessantottino o reggae-sciallo-party-rasta-boy.
Strategia dello sfinimento: chi la dura la vince e io stresso finchè non ottengo. Funziona anche questa, dato che, spesso, per mancanza di alternative valide, causa sciopero dei neuroni, si finisce con l’accontentare chi di dovere pur di toglierselo dai piedi.
Strategia del riempire di balle, anche detta del prendere around.
Vecchio, vecchissimo trucco, inflazionato e dimenticato solo in stato vegetativo, del dire l’esatto opposto di quello che è in realtà.
Fissare negli occhi con sicurezza, alzare anche un po’ la voce per sembrare più credibili, improvvisare un moto d’animo di orgoglio ferito per accuse tanto infamanti e infondate, far sentire un fazzoletto usato la persona che, in realtà, aveva semplicemente visto chiaramente.
Inutile dire se funziona. Ovvio. Stupidi esseri.
Strategie stucchevoli, che tolgono il respiro, che fan ronzare le orecchie e svenire. Il tutto metaforicamente, ovvio.
Faticosa e miserevole un’esistenza all’insegna di comportamenti pre-studiati, decisi a tavolino, schematizzati su un foglio per non scordarsi passaggi importanti.
Carta bianca, ecco cosa voglio, cosa sono, chi sono!
Vi spaventa che io non abbia i bigliettini nascosti nel reggiseno? O vi stupisce?
C’è, tra le vostre strategie, quella dell’essere chi siete? E se non lo sapete, perché non cercate una risposta (che mai troverete…forse è tutto qui il senso…) anziché leggere le risposte su di un post-it giallo sbiadito?
Io e le mie domande retoriche…
Fate un po’ come credete, io ho carta bianca da riempire.

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