venerdì 24 luglio 2009

Sophie

Ascolto “Il banco del mutuo soccorso” e dimentico per un attimo che domani devo tornare al MigliaHotel.
Dio, quanto lo odio…
Schifosissimo albergo tre stelle (una l’han pagata) a Ventimiglia.
Faccio le pulizie, sono una sguattera insomma.
Per due soldi da fame, che non mi ci pago nemmeno tutto e mi tocca pure fare la cameriera nel fine settimana.
Serva. Sguattera e serva. Cenerentola, in confronto, era una regina.
Solo che, solo che Cenerentola era una favola, questo invece è il 2009.
Ma per me potrebbe essere un anno qualunque degli ultimi dieci.
Da quando: o andare a vivere da sola, o continuare a prendere botte da mio padre.
Di università non s’è mai nemmeno accennato, non c’erano soldi, non ce ne sono mai stati.
E allora Ventimiglia, casa, lavoro, doppio lavoro.
Non vado in vacanza. Mai andata.
Tutte le poche amiche che ho, organizzano ogni estate il viaggio del secolo, “per staccare un po’”.
Lasciamo stare cosa staccherei io invece, ma lasciamo stare davvero.
La sera esco poco, non c’è molto da fare in questo postaccio sperduto,ma non dico mai di no ad un buon film, una buona chiacchierata, un buon bicchiere di vino o qualsiasi altra cosa mi risulti stimolante, meglio se a casa di qualcuno o fuori Ventimiglia.
Suono la chitarra, mi dicono divinamente, e scrivo canzoni, anche se raramente, solo sotto cieca ispirazione.
Mi vedo con Maurizio da sei mesi, ma la nostra relazione non decolla.
Credo che abbia paura e temo di non essere convinta nemmeno io.
Ma lui è meraviglioso quando non voglio restare sola, mi cura, in un certo senso, e sento molta tenerezza in tutto questo.
Ma niente amore e poca passione.
Funzionavamo meglio solamente come amici, ma abbiamo voluto provarci, non sai mai da che parte può arrivare la felicità…
Dunque, a ventotto anni ho un disastro di vita, un po’ triste e patetica, un po’ ricca di meravigliose piccolezze.
Più a posto di così, non so metterla.
È uno sforzo enorme tenerla insieme e rattopparla tutti i giorni, non riesco anche a rimetterla in ordine.
Una famiglia sfasciata alle spalle non permette troppe fughe.
Nessuna via d’uscita. Quello è il passato e non si scorda, non si cancella, non scappi.
Un’infanzia mai esistita è un peso logorante per chi possiede un’anima. Non la rimetti a posto una vita iniziata così.
Non la recuperi la felicità, ti mancherà sempre quello che non è stato.
Ascolto “Il banco del mutuo soccorso e penso a mia madre e a che gran donna è stata.
Io non ce l’ho tutta quella forza.

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