martedì 21 luglio 2009

Sacchetti di plastica

Vomitiamo nei sacchetti di plastica
per non soffocare in questo circo scapestrato.
Vomitiamo nei sacchetti di plastica
per non sentire la nausea in queste sere
malate ed agitate,
di vuoti comuni e occhiali da sole,
di macchine a pezzi
e zucchero di canna
in fondo a un bicchiere.
Vomitiamo nei sacchetti di plastica
perché le nostre donne sono puttane
e i nostri uomini codardi e vili,
perché i nostri figli uccidono in notti di noia
e il nostro passato non conosce verità.
Vomitiamo nei sacchetti di plastica
per non essere vittime degli eventi
ma creatori indiscussi dei nostri sbagli,
per sfuggire a regole anacronistiche
e leggi fasciste,
per scordare che costringono anche noi
ad usare i bastoni ogni giorno.
Vomitiamo nei sacchetti di plastica
perché un padre non può bucarsi in salotto
e una madre non dovrebbe smettere di vivere per crescerci.
Vomitiamo nei sacchetti plastica
per violentare le menti di chi ci vuole diversi,
per provocare disgusto in chi ricorre a frasi fatte
perché non sa pensare.
Vomitiamo nei sacchetti di plastica
perché le bombe continuano a cadere
e gli uomini a morire
per qualcosa di cui
non sanno niente.
Vomitiamo nei sacchetti di plastica
tutto il rancore e la rabbia
verso ciò che ci hanno imposto
e spacciato per giusto,
verso tutto ciò che ci fa sanguinare la mente.
Scappiamo, semplicemente scappiamo
vomitando nei sacchetti di plastica,
da questo cesso di mondo.

Non temo la superficialità,
non la conosco.
Temo il logorio dei nervi
e l’abbandono della mente.
Fino ad allora,
continuerò a vomitare.
Non rimarrò mai
impassibile.

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