lunedì 20 luglio 2009

L'amore è attendersi

"Chissà se tornerai...
Ma tanto lo so che non succederà mai.
Eppure ti ho atteso per mille notti e altrettante ore, qui, su questo molo silenzioso, sprofondato nel grigio della nebbia che avvinghia l'anima.
Ho cantato a lungo, al suono delle onde lente e monotone o fragorose e arrabbiate, il canto che speravo ti guidasse da me, tra gli spruzzi di questo mare che sa essere compagno fedele nei giorni di arresa.
Ho danzato ogni sera, al calore di un fuoco incantato, vivace e fiducioso, che mi suggeriva, tra i suoi infiniti giochi d'ombre, di non smettere di aspettare.
Ho sorriso ogni mattina, al sole allegro che mi diceva buongiorno, immaginando che potesse essere il giorno del tuo ritorno."


Su un molo perso nel tempo, in un luogo qualunque scordato dai più, stava una donna.
Il suo vestito si agitava al vento, sulla testa un velo. Sul volto lo stesso velo che lasciava scoperti solo gli occhi, color dei boschi la notte, neri e lucidi come un corvo al sole, grandi e allungati come solo una donna dell'India può avere.
Occhi che fissavano l'orizzonte e lo scrutavano scavandolo fin nelle sue viscere, dritto davanti a loro il blu del mare che si fondeva con l'azzurro del cielo, spettacolo immobile di mondo impossibile.
Solo silenzio e attesa tra quei colori, quelle ore, ed i veli di quel vestito arancione.

"Oggi è il gran giorno. Me ne devo andare, devo lasciare questi scogli e le loro voci e devo andare.
Perdonami se ho perso la speranza, se ho scordato che l'amore è attendersi, non aversi.
Perdona il tradimento della promessa che ti ho fatto quando ti portarono via e perdonami per quando tornerai ed io non ci sarò.
Non sono capace di vivere solamente pensandoti: non sento i tuoi baci sulla pelle, non tremo sotto le tue mani che mi esplorano, non sento la tua voce che sussurra il mio nome e mi domanda: "Io ti appartengo, lo sai, vero?".
Non posso parlare per sempre con il silenzio.
Ora lo conosco, l'ho conosciuto in questi anni. Non mi spaventa più, non mi terrorizza come quando tu eri qui. Ho imparato ad amarlo, ad averne bisogno, a cercarlo. Ora che so che siamo tutti fatti di silenzio, che nasciamo in lui, viviamo con lui e a lui torneremo.
La vita è silenzio, l'ho capito.
Ed io sono vita, io sono silenzio, io sarò per sempre tua in lui."

Con questi pensieri chiuse i suoi grandi occhi neri, respirò a pieni polmoni l'odore del mare e sorrise.
Non si voltò. Non si allontanò.
Andò verso la fine del molo a passi lenti e leggeri e si lasciò cadere nelle acque agitate che si scontravano sulle rocce.
Il vestito arancione scomparve in un istante, risucchiato dai vortici delle onde.
Unica goccia di colore in quella nebbia fitta che esaspera i sensi, il solo puntino colorato su una tela immacolata, adesso, non c'era più.
Per me il silenzio, da allora, è arancione.
Non avrà senso, ma per me conserverà sempre il colore di quel vestito che danzava nel vento, su un molo perso da qualche parte nel mondo.


Poco dopo, come per incanto, la nebbia iniziò a diradarsi e lasciar spazio ai raggi del sole, che lenti si insinuavano a rischiarare l'orizzonte.
Si vide qualcosa di mai visto fino ad allora: una nave avanzava verso il molo, giungeva da terre lontane, in quel posto dimenticato dai più.
Chissà poi perchè proprio lì.

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